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Un libro che sta lì per ricordarmi quello che in realtà noi siamo…
Elena6 , nel blog ScaffaleAperto mi porge il testimone di questa catena di citazioni libresche:
- prendere il libro più vicino
- sfogliare sino a pagina 123
- contare le prime 5 frasi della pagina
- riportare nel blog le 3 frasi seguenti
- suggerire il gioco ad altri 3 blogger
Ho preso DAVVERO il libro più vicono, ma Novecento di Baricco non arriva alla pagina 123. Ho preso quello accanto sullo scaffale sopra il letto.
Un libro che sta lì per ricordarmi quello che in realtà noi siamo…
Sei personaggi in cerca di autore (Luigi Pirandello).
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Ehi, elettricista, spegni tutto!Non avrà finito di dirlo, che il teatro piomberà per un attimo nella più fitta scurità.
Eh, perdio ! Lasciamo almeno accesa una lamopadina, per vedere dove metto i piedi!
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1 comment Venerdì, 5 Gennaio, 2007
Momo M.Ende
Sono troppo meticolosa e attenta, vedo sempre le cose finite, intere, nella globalità, mentre bisognerebbe seguire la saggezza scritta nel libro MOMO:

Brano tratto dal libro Momo:
Il vecchio si chiamava Beppo Spazzino. Aveva di sicuro un altro cognome ma, dato che di mestiere era spazzino e che tutto lo chiamavano così, anche lui aveva deciso che quel cognome gli stava bene. [....]
E faceva il suo dovere volentieri e a fondo. Sapeva che era un lavoro assai necessario. Quando spazzava le strade andava piano ma con ritmo costante: ad ogni passo un respiro e ad ogni respiro un colpo di granata. Passo-respiro-colpo di scopa. Passo-respiro-colpo di scopa. Di tanto in tanto si fermava e un momento e guardava, pensieroso davanti a sé. E poi riprendeva. Passo-respiro-colpo di scopa. [....]
Dopo il lavoro, quando sedeva vicino a Momo, le spiegava i suoi grandi pensieri. E poiché lei ascoltava in quel suo modo speciale, gli si scioglieva la lingua e trovava le parole adatte.
“Vedi, Momo, è così: certe volte si ha davanti una strada lunghissima. Si crede che è troppo lunga, che mai si potrà finire, uno pensa.”
Guardò un po’ in avanti davanti a sé e poi proseguì: “E allora si comincia a fare in fretta. E ogni volta che alzi gli occhi vedi che la strada non è diventata di meno. E ti sforzi ancora di più e ti viene la paura e alla fine resti senza fiato… e non ce la fai più…. e la strada sta sempre là davanti. Non è così che si deve fare.”
Pensò ancora un poso e poi seguitò: “Non si può mai pensare alla strada tutta in una volta, tutta intera capisci? Si deve soltanto pensare al prossimo passo, al prossimo respiro, al prossimo colpo di scopa. Sempre soltanto al gesto che viene dopo.
Allora c’è soddisfazione; questo è importante perché allora si fa bene il lavoro. Così deve essere.
E di colpo uno si accorge che, passo dopo passo, ha fatto tutta la strada. Non si sa come…. e non si è senza respiro.
Questo è importante.”
Tratto da Momo di Michael Ende

Questo passaggio di Beppe Spazzino mi ha sempre colpito: sin dalla prima volta che l’ho letto, tanti anni fa, mi è rimasto TATUATO NELLA MEMORIA e oggi sono andata a riprendere il libro di Michael Ende e ho riletto queste parole di una persona umile, semplice, taciturna, forte di un buonsenso concreto, ma che ha capito una grande saggezza, l’unica verità e forse la preziosa chiave per la serenità e la tanto desiderata felicità nella vita.
Certo bisogna avere obiettivi nella vita, sono fondamentali, degli scopi, dei punti di arrivo, ognuno deve scopare la propria strada e arrivare in fondo, ma il trucco è seguire il consiglio dell’amico di Momo…. e assaporare ogni gesto, ogni passo, ogni metro del cammino….. con calma….


MOMO di Michael Ende:
Ci sono questi UOMINI GRIGI che rubano il tempo alle persone, perché il tempo è denaro…risparmialo! E rubano il tempo libero alle persone, il tempo che loro dedicano alle loro cose: un pasticcino, coccolare il cane, fare visita alla mamma, leggere una rivista, fare 2 chiacchiere con un conoscente, fermarsi a guardare il panorama, sorridere per un bimbo che gioca al parco.
Le persone, così, iniziano a fare tutto di corsa, con la fretta perché hanno tante cose da fare e da finire senza gustare e assaporare più nulla della loro vita, vivono la vita ormai solo con lo scopo di fare le cose nel minor tempo possibile con l’illusione di risparmiare tempo, in realtà stanno SPRECANDO tutto il tempo messo a loro disposizione…. senza pensare che è il tempo, la nostra unica vera ricchezza.
“Esiste un grande eppur quotidiano mistero… Questo mistero è il Tempo. Esistono calendari ed orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perché tutti sappiamo che, talvolta, un’unica ora ci può sembrare un’eternità e un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quest’ora.

Perché il tempo è vita. E la vita dimora nel cuore.” MOMO
Add comment Lunedì, 18 Settembre, 2006
Eugenio Montale
Eugenio Montale
Nell’anima dell’uomo
Nell’anima dell’uomo si alternano sistole e diastole, turbamento e tranquillità, gioia e angoscia,speranza e disperazione. Fuori dell’anima dell’uomo (posto che esista un fuori) l’alternarsi dellestagioni. II brutto tempo e il sereno, la guerra e la pace, la rivoluzione e la restaurazione, il progresso tecnico e il presunto regresso morale, le belle arti e le brutte arti, l’opulenza e la fama presentano una gamma non meno differenziata. Che cosa muove l’uomo? La biologia o la dialettica? Ne l’uno ne l’altra offrono consolazione. All’uomo importa mediocremente di sapere che forse un giorno si potrà creare un suo facsimile partendo da procedimenti in vitro; all’uomo dice poco o nulla apprendere che si sono scoperte due nuove galassie; all’uomo e del tutto indifferente la notizia che nel suo spirito funziona un meccanismo di tesi, di antitesi e di un babau finale che non si sa che cosa sia. Che la storia sia un succedersi di fatti naturali (cosi come sono naturali la pioggia e il buon tempo) oppure il dispiegamento di uno spirito del quale non si sa come e perché l’uomo stesso sarebbe partecipe o addirittura creatore, ecco un’idea che interessa pochissimo l’uomo. Tuttavia, si osserva, all’uomo importa assai la propria libertà personale e tutta la sua storia e affrancamento a secolari schiavitù. La Vita (stavolta con la maiuscola) conterrebbe dunque una freccia, un’indicazione. Chi segue la freccia cammina nel senso della vita, chi ignora o trascura la freccia si muove in una direzione del tutto diversa o anche opposta (e con questo? Che male ci sarebbe? obiettano altri).Se la freccia significa libertà e facile dire che l’indifferenza e la maggiore delle libertà possibili,ma anche la piú paurosa. Mai l’uomo ha deciso qualcosa devota proprio senza un profondo sgomento. Se qualcosa da pace all’uomo e il sentirsi agito, mosso, necessitato. Lo sanno bene gli storici e particolarmente alcuni filosofi, per i quali tutto quello che accade ha sempre ragione e quello che non accade ha sempre torto. Solo gli scienziati (non tutti naturalmente) sanno che se a storia é natura essa non presenta alcuna freccia. Se poi la storia non é natura, allora non si vede come possa darsi il rovesciamento della natura o anche l’inosservanza della natura. Tra due fatti o entità che si ignorano è ben difficile che possa esistere convivenza o collaborazione.
(Eugenio Montale, “Variazione n°30″, “32 variazioni”in otto elzeviri del Corriere della Sera)
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Il mare, Novecento e io….

Tengo aperto il libro di Baricco
Mi assomiglia Novecento. A pagina 32 io e Novecento siano uguali. Lui dentro il libro, e io con le mie unghie mangiucchiate che tengo aperto il libro a pagina 32. Guardo il mare ad occhi chiusi. Mi basta sentire il vento che soffia da Novecento a me e mi sembra di avere in faccia il sorriso della Gioconda.
Non m’importa se in spiaggia la gente fa rumore e confusione: tutto diventa silenzioso e la gente sparisce come se fosse tutta proiettata in un’altra dimensione, in un diverso livello di sensazione. In questo livello esistiamo solo io, la riva del mare, l’Oceano e Novecento.
Il vento del mare e le onde appena accennate, mi portano la tranquillità e me la scaricano dentro, come in un magazzino.
Perchè la gioia e la serenità che ti regala, Sì…
Ti posso dire con sicurezza che LYNN BASTER aveva ragione.
Add comment Martedì, 11 Luglio, 2006