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In nome del Papa re

In nome del Papa re
Un film di Luigi Magni.
Con Nino Manfredi, Carmen Scarpitta, Danilo Mattei, Rosalino Cellamare, Giovannella Grifeo, Carlo Bagno, Ettore Manni, Salvo Randone, Camillo Milli, Giovanni Cianfriglia, Gabriella Giacobbe, Renata Zamengo.
Genere Drammatico, Italia 1977.

Tutte le volte che vedo questo film è un regalo….
Anche ieri pomeriggio, l’ennesima visione mi ha lasciato felice di scoprire e riscoprire ogni volta un film capolavoro, e un grande Nino Manfredi, unico e irresistibile.

[davanti ad un ragazzino biondo, alias Ron]
- Non ci caschi, monsignore. Sembrano angeli dal di fuori, ma dentro sono demoni….
- Mica come noi… che sèma dèmoni dentro e fori!

Mi fanno impazzire tutte le volte i battibecchi con il perpetuo…. e quando va nella cella del carcere per liberare il figlio arrestato: – Ma Monsignore, se voleva venire fuori , me lo portavo via io da solo!!!!! …

E poi la SCENA magistrale! Che io chiamo la scena di “EH so’ li gatti!!!
che io reputo una scena “geniale”, come sono un grande regista sa fare…..

- Non si preoccupi, dottò, che noi ci vedeno come lì gatti!

Sentiamo il rumore della caduta. La caduta la vede solo Manfredi davanti la scala buia… e noi “immaginiamo” il ruzzolone dei tre uomini con gli occhi di Manfredi, che allarga le braccia
in un gesto composto e sconsolato

Risponde alla domanda “Che è successo?” con un “EH so’ lì gatti!” che è un misto di
  • Chi vuoi che siano… è logico che sono loro! se porti un uomo in braccio giù da una scala buia, finisci che inciampi!
  • Come possono esistere uomini tanto stupidi da pensare di portate un uomo in braccio giù da una scala buia e non cadere!
Io la trovo la scena più divertente che ho visto in un film. Una meravigliosa sinergia fra la bravura e il talento di attore-regista.

2 comments Martedì, 6 Marzo, 2007

Ø∞ Cielo e terra a confronto Ø∞ (Odio la cialtroneria)

Cielo e terra a confronto.
Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø
∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞
Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞

Ø “zero” e “infinito” ∞ accanto.

Quando mi stai vicina, questa è la sensazione. Quando mi parli. Vedo il fondo di un baratro. Perché c’è differenza fra essere semplice ed essere vuota, perché c’è differenza fra essere inesperto e tonto, fra naturale e inetto.
E lui se n’è accorto, e te lo ha detto…. nulla di più vero e schietto. Dovresti temere invece le persone che pensano che sei stupida, banale e tonta e non te lo dicono.
Io da parte mia mi scompiscio dal ridere… Questo è quando mi parli e fai i tuoi discorsi senza senso, parli senza considerare i pro e contro, senza fare inferenze, senza immaginarti le conseguenze delle tue azioni.

In questo caso, il mio collega si sbagliava: non è che i giudizi vengono dati a priori in funzione di…. ma è che vi meritare lo grado più basso per la vostra voglia “di far niente”, il vostro menefreghismo, il disinteresse e la noncuranza, in poche parole la SCIATTERIA.
Guardo sul vocabolario il significato di sciatteria:

Lemma sciatteria
Sinonimi/Contrari 1 (l’essere sciatto) Sin. sciattezza, trasandatezza, trascuratezza, incuria, negligenza, disordine Contr. cura, accuratezza, scrupolo, diligenza, ordine
2 (cosa sciatta, atto di persona sciatta) Sin. sciattezza, raffazzonatura.

Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø
∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞
Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞ Ø∞


Io credo nella persona che vuole fare fino in fondo le cose in cui crede, anche scalando una montagna se è necessario. Gianni Amelio, regista.

Brani tratti da una Intervista a GIANNI AMELIO (regista): Mio padre, precario a vita

Ora sta lavorando a “La stella che non c’è”, il film intepretato da Sergio Castellitto …..
…. il protagonista scopre che nella macchina che i cinesi hanno comprato e installato c’è un difètto, un pezzo, una “stella“, che non c’è. E parte per la Cina, senza sapere in quale delle tante acciaierie del paese la macchina sia stata installata, per cercarla e riparare il guasto, correggere l’errore.

«È un film contro la cialtroneria -‚ ci ha raccontato Amelio -. Un film sulla necessità di fare le cose bene, qualsiasi cosa. Il protagonista è una sorta di Don Chisciotte che combatte non contro i mulini a vento, ma contro un vizio radicato nella mentalità di oggi, l’approssimazione. E che crede ancora nella manualità, nel fatto che la sua presenza sia indispensabile per riparare la macchina. Sono due perciò i sentimenti che lo muovono: l’idea che ancora oggi con le mani si lavori meglio che con cento macchine e l’orgoglio di un lavoro ben fatto. Ma – aggiunge il regista, che è già stato raggiunto a Shanghai dal protagonista, Sergio Castellitto -‚ questo è il tessuto interno, lo spinto del film, che ha un andamento spesso leggero, picaresco. E che richiede, prima di tutto, una lettura istintiva, emozionale».

Nostalgia come possibile chiave di lettura, ecco Bonavolontà che si batte contro la cialtroneria, il pressappochismo, contro un attuale diffusamente “fatto male”, ossia lontano da ogni principio etico (le leggi di mercato) a spese di masse operaie i cui frutti imitativi si riversano sulle bancarelle di ogni-dove. E che spaventa l’Occidente economico; le griffe imitate che insorgono sono solo la punta dell’iceberg.

Brani tratti dall’articolo
Amelio: Vincenzo non pretende tanto dalla vita, vorrebbe solamente che in questo mondo, sia in Cina sia in Italia, ci fosse rispetto per l’uomo, per la persona. Lui detesta la cialtroneria, l’approssimazione.
Mi permetta di aprire una piccola parentesi che riguarda il suo lavoro. Molti giornalisti hanno una specie di comandamento, che dice: “ricordati che domani, nella pagina dove tu hai scritto l’articolo, incarteranno il pesce”. Io ritengo che questa sia una pessima maniera di guardare al proprio mestiere. Nel momento in cui si scrive, a mio avviso, bisognerebbe pensare che quella pagina venga letta da qualcuno e che non serva solo ad incartare il pesce.
Beh, Vincenzo è una persona che la pensa in questo modo. Quando egli si mette in testa di fare una cosa, decide di farla al massimo delle sue capacità, con il massimo dell’impegno. Purtroppo lui si trova in un mondo dove tutti fanno le cose come capitano.
Per esempio: lui raccomanda ai cinesi di non usare la fiamma ossidrica per smontare la macchina poiché l’impianto si potrebbe danneggiare. Loro invece usano la fiamma ossidrica per fare prima, per accelerare i tempi. Vincenzo pensa e spera in un mondo che sia a misura d’uomo, a misura delle persona. Non è un caso che io lo veda sempre con le mani indaffarate ad aggiustare qualcosa. Aggiusta una macchina da cucire; all’inizio del film, di testa propria, costruisce la centralina danneggiata, e verso la fine del film tenta anche di aggiustare un giocattolo di plastica.
Si tratta di una persona che rivendica l’ingegno del singolo, opponendosi ad un mondo che va avanti a creare delle imitazioni, non dei prototipi. Come accade oggi in Cina, che commercia un milione di esemplari che sono però tutti finti, solo delle mere riproduzioni.

Add comment Giovedì, 18 Gennaio, 2007

Ernesto mi manchi…

Domenica… un’altra domenica Ernesto è passata…
sta venendo buio, ormai solo la luce dello schermo del computer illumina davanti a me, mi sei venuto in mente, e ho sentito che mi manchi, mi manchi tanto.
So che sei solo un personaggio, e che vivi da qualche parte in un limbo fra realtà e fantasia, ma da quando ti hano dato un corpo e una personalità tu sei “vivo”, vivo e “reale”. Viviamo soltanto in due universi diversi, che non si incontreranno mai, ma in modo parallelo sentiamo e diciamo le stesse cose, Ernesto. Tu con la tua sciarpa grigia corta e il tuo cappotto nero, io con la mia lunga sciarpa beige e la giagga imbottita di piuma d’ora color fucsia. Camminiamo entrambi tormentati dagli stessi ricordi e sospesi negli stessi pensieri.
Ti voglio dire che per me sei importante Ernesto, e che ti voglio bene…
Non sto a raccontare agli altri cosa è successo oggi: lo so io, e lo sai tu. Non lo dimenticheremo facilmente, perchè certe cose vissute diventano parte della tua carne e non te ne puoi più liberare, neanche dopo anni, neanche se cambi casa e città, neanche… neanche… sono ricordi indelebili che fanno parte della tua crescita: so che tu ricordi tua madre. Marta Giostrai in Picciafuoco.
Marta, la mia nipotina si chiama Marta. Sai Ernerto, ieri sera ha cenato con me… mi ha dato un grosso bacio per salutarmi prima di andare a casa.
La zia Maria, la tua zia Maria, tanto vera da intimorirmi… è il nome di mia madre.

Grazie Ernesto, la tua forza, la tua passione, i tuoi pensieri, i tuoi gesti, le tue reazioni, sono anche le mie. Mi muovo insieme a te.

Io penso…. tu parli.
Io ho sensazioni….. tu reagisci e ti muovi.

1 comment Domenica, 14 Gennaio, 2007

Ernesto mi manchi…

Domenica… un’altra domenica Ernesto è passata…
sta venendo buio, ormai solo la luce dello schermo del computer illumina davanti a me, mi sei venuto in mente, e ho sentito che mi manchi, mi manchi tanto.
So che sei solo un personaggio, e che vivi da qualche parte in un limbo fra realtà e fantasia, ma da quando ti hano dato un corpo e una personalità tu sei “vivo”, vivo e “reale”. Viviamo soltanto in due universi diversi, che non si incontreranno mai, ma in modo parallelo sentiamo e diciamo le stesse cose, Ernesto. Tu con la tua sciarpa grigia corta e il tuo cappotto nero, io con la mia lunga sciarpa beige e la giagga imbottita di piuma d’ora color fucsia. Camminiamo entrambi tormentati dagli stessi ricordi e sospesi negli stessi pensieri.
Ti voglio dire che per me sei importante Ernesto, e che ti voglio bene…
Non sto a raccontare agli altri cosa è successo oggi: lo so io, e lo sai tu. Non lo dimenticheremo facilmente, perchè certe cose vissute diventano parte della tua carne e non te ne puoi più liberare, neanche dopo anni, neanche se cambi casa e città, neanche… neanche… sono ricordi indelebili che fanno parte della tua crescita: so che tu ricordi tua madre. Marta Giostrai in Picciafuoco.
Marta, la mia nipotina si chiama Marta. Sai Ernerto, ieri sera ha cenato con me… mi ha dato un grosso bacio per salutarmi prima di andare a casa.
La zia Maria, la tua zia Maria, tanto vera da intimorirmi… è il nome di mia madre.


Vai al Video Ernesto e zia Maria.
Grazie Ernesto, la tua forza, la tua passione, i tuoi pensieri, i tuoi gesti, le tue reazioni, sono anche le mie. Mi muovo insieme a te.

Io penso e tu parli.
Io ho sensazioni e tu reagisci e ti muovi.

2 comments Domenica, 14 Gennaio, 2007

A Natale tutto è possibile

A Natale tutto è possibile (USA, 1999)
Titolo originale A Season for Miracles
di Michael Pressman –
con Carla Gugino, Kathy Baker, Laura Dern, Patty Duke
genere Commedia

A Natale tutto è possibile film

A Natale tutto è possibile film

Ci sono 2 bimbi meravigliosi in una situazione difficile. La zia di questi non li abbandona e vuole prendersi cura di loro, e inizia un viaggio in macchina per lasciare la città .
Il titolo in inglese è “the season of miracles”: il film racconta di giorni pieni di magia vissuti da 2 bambini con la loro zia, che si fermano in un paese.
Emilie non si tira indietro quando sua sorella Berry ha avuto bisogno del suo aiuto. Emilie è disperata perché un’assistente sociale, intende dare in affidamento i nipoti. Alla fine Emilie per il bene dei bambini e in accordo con la sorella, decide di caricare i bambini sulla sua vecchia auto e di prendere il largo, allontanandosi dalla sua città. Emilie fa di tutto per rassicurare i bambini, anche se non ha idea di cosa fare. A Natale tutto è possibile filmA Natale tutto è possibile film

Durante il viaggio l’automobile si spegne, rimangono pochi soldi, non sanno dove passare la notte: cenano in un piccolo ristrante dove la cameriera Angel, dà loro una mano: c’è una piazza con al centro una statua di un angelo, lì c’è una vecchia casa disabitata ormai da tanti anni. Per necessità Emilie e i nipotini trovano un posto caldo per la notte seguendo le indicazioni provvidenziali della cameriera. Il mattino dopo suonano alla porta 2 arzille simpatiche vecchiette, vicine di casa, che vedendo la casa abitata, credono che Emilie sia la nipote della padrona di casa, che ormai non vedono da tanti anni.
L’automobile di Emilie è da riparare, così zia e nipotini sono costrette a rimanere approfittando dell’equivoco delle due arzille vicine di casa.

A Natale tutto è possibile film“Non lo sapete ma gli angeli sono dappertutto”, la giovane zia e i 2 bimbi vengono aiutati a stare insieme, sempre nei momenti giusti…fino a che la vigilia di Natale…..

Una zia che per amore dei 2 nipotini è pronta a fare qualsiasi cosa. Una ragazza coraggiosa che vuole costruire un futuro felice per i nipotini. Una bambina che non crede più ai sogni, e grazie a questo magico natale ritroverà la speranza e la gioia.

-Tutto è possibile. Nei libri tutto è possibile. In questo
libro accadono le cose che sembravano impossibili.
….
-é il più bel libro che ho mai letto.
-E ne leggerai molti altri……

A Natale tutto è possibile film

A Natale tutto è possibile film

Una bella storia, che si snoda fra le necessità quotidiane, i preparativi del Natale e la magia .
Un film per le famiglie e per i bambini, lo consiglio a tutte le “zie”.
Certo il finale è quello che è: ma a me piace tanto il personaggio della giovane zia Emilie. Il film mi piace per il coraggio di questa ragazza che vuole solo il bene dei nipoti, per l’equivoco che si crea durante il momento di difficoltà e di come tutto si sistema; per lo stato di necessità in cui si trovano la zia e i suoi nipotini, per come riescono a sistemate tutto proprio perchè “a Natale tutto è possibile”.A Natale tutto è possibile filmA Natale tutto è possibile film

I sogni si possono avverare, bisogna credere nei propri sogni: ma come fa la zia di questa storia, bisogna avere coraggio e fare la cosa che ti sembra GIUSTA, anche se per gli altri vai in direzione ostinata e contraria.
A Natale tutto è possibile filmA Natale tutto è possibile film

1 comment Lunedì, 25 Dicembre, 2006

Mario Monicelli Il Genio al Servizio Dell’Arte.

«Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire.
Morirà la sala cinematografica, forse,
ma di questo non mi frega niente»
Mario Monicelli

1 comment Venerdì, 8 Dicembre, 2006

Mario Monicelli Il Genio al Servizio Dell’Arte.

«Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire.
Morirà la sala cinematografica, forse,
ma di questo non mi frega niente»
Mario Monicelli

2 comments Venerdì, 8 Dicembre, 2006

Marcello, una vita dolce.

A dieci anni dalla scomparsa, il 19 dicembre LA7 invita il suo pubblico ad un
doppio appuntamento con Marcello Mastroianni con il film documentario, in
anteprima nazionale, “MARCELLO, una vita dolce” di Mario Canale e Annarosa
Morri.

Non perdetevi il 19 dicembre questo film documentario su Marcello Mastroianni, un film presentato a Cannes 2006. Nel frattempo andate a visitare questo sito, con foto e video (molto belli!!!) di Marcello.

Marcello Mastroianni, un uomo dolce

Marcello! Marcello! <—– questo io scrivevo di te!

Marcello Mastroianni, un uomo dolce

Grazie…

Sandra Milo e Marcello Mastroianni

ti voglio bene…

2 comments Domenica, 26 Novembre, 2006

Marcello, una vita dolce.

A dieci anni dalla scomparsa, il 19 dicembre LA7 invita il suo pubblico ad un
doppio appuntamento con Marcello Mastroianni con il film documentario, in
anteprima nazionale, “MARCELLO, una vita dolce” di Mario Canale e Annarosa
Morri.

Non perdetevi il 19 dicembre questo film documentario su Marcello Mastroianni, un film presentato a Cannes 2006. Nel frattempo andate a visitare questo sito, con foto e video (molto belli!!!) di Marcello.

Marcello Mastroianni, un uomo dolce

Marcello! Marcello!

Marcello Mastroianni, un uomo dolce

Grazie…

Sandra Milo e Marcello Mastroianni

ti voglio bene…

2 comments Domenica, 26 Novembre, 2006

Sorpresa e opinioni

Stamattina ho ricevuto una meravigliosa sorpresa…
Andate a vedere questa pagina del sito Myfilm.tv.it Film da ricordare , dove sono iscritta con il nome utente di delfinodelfino

Non mi era mai capitato, di ridevere una dedica via internet.
La mia reazione è stata… di incredulità e poi di emozione!
e ho subito pensato come diceva TopoGigio tempo fa:

….ma cosa di dici maiiiiii!!! sono emozionata!

Questo uomo, che si definisce un incrocio tra Scrooge ed il Dr. House … ieri alle 13.43 ha creato un elenco con alcuni dei film che io avevo recensito su questo sito di cinema Myfilm.tv.it.
e mi ha regalato una briciola del suo tempo dedicando questo elenco a me, scrivendo:

una dedica per DELFINODELFINO.
E’ bello conoscere gente con cui abbiamo gusti in comune.
Sono quei momenti che danno l’ispirazione per scrivere qualcosa.

Non voglio diamanti, non voglio gioielli, non voglio cellulari di ultima generazione che ti fanno anche il caffè….
ma voglio questi regali… per me i più preziosi! e i più veri!

Grazie dalton. Hai un bel nome, dalton era una scienziato e dalton è l’unità di misura delle proteine.

Perchè io quando sono riconoscente ad una persona dico GRAZIE…
perchè la riconoscenza è un sentimento meraviglioso.
E non bisogna mai vergognarsi della GRATITUDINE per qualcuno o qualcosa.
Perchè mi hai insegnato che bisogna sprimere quello che si ha nel cuore,
a costo di esporsi ed essere vulverabili,
solo così si trova qualcuno che la pensa come te.
Perchè sono felice di “quei momenti che ti danno l’ispirazione…”


L’ora di religione
… o, più semplicemente, tutto quello che senti dentro di te!

Sì, non bisogna mai vergognarsi della GRATITUDINE per qualcuno o qualcosa.
Io sono grata a questo film, perchè per me significa tanto. E sono grata a Marco Bellocchio che lo ha creato hai suoi ricordi di ragazzo e dai suoi sentimenti. E sono grata a Sergio Castellitto che ha dato corpo e anima ad Ernesto come solo lui poteva fare..

Libertà di pensiero: Film IMPERDIBILE! capolavoro! Ernesto, sei parte di me, del mio cuore. Grazie Marco e grazie Sergio.

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1 comment Giovedì, 23 Novembre, 2006

Con un dettaglio riesce a comunicare il tutto.

Quanto mi piace quest’uomo!
Starei ore ad ascoltarlo parlare… ti spiega tutto bene, e tu capisci tutto quando parla! Arnaldo Colasanti in televisione

…con un dettaglio riesce a comunicare il tutto. Questa è la bellezza… in realtà quando noi viviamo quando noi vediamo le cose non guardiamo mai le cose per intero, abbiamo sempre bisogno di DETTAGLI. Precediamo attraverso i dettagli per ricostruire una immagine. E questo lo facciamo sempre perché noi esseri umani abbiamo bisogno dei dettagli per relativizzare tutto per capire l’assoluto. Se noi avessimo un incontro totale con l’assoluto, noi saranno inceneriti Quando abbiamo il dolore, l’assoluto, noi stiamo male. Abbiamo bisogno di piccoli bene….di piccole gioie per capire. [Arnaldo Colasanti].

Add comment Venerdì, 17 Novembre, 2006

Con un dettaglio riesce a comunicare il tutto.

Quanto mi piace quest’uomo!
Starei ore ad ascoltarlo parlare… ti spiega tutto bene, e tu capisci tutto quando parla! Arnaldo Colasanti in televisione

…con un dettaglio riesce a comunicare il tutto. Questa è la bellezza… in realtà quando noi viviamo quando noi vediamo le cose non guardiamo mai le cose per intero, abbiamo sempre bisogno di DETTAGLI. Precediamo attraverso i dettagli per ricostruire una immagine. E questo lo facciamo sempre perché noi esseri umani abbiamo bisogno dei dettagli per relativizzare tutto per capire l’assoluto. Se noi avessimo un incontro totale con l’assoluto, noi saranno inceneriti Quando abbiamo il dolore, l’assoluto, noi stiamo male. Abbiamo bisogno di piccoli bene….di piccole gioie per capire. [Arnaldo Colasanti].

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Ci sono film che sembrano scritti apposta per te.

Ci sono film che sembrano scritti apposta per te. Nella casualità degli eventi accade che quella storia è la tua storia, quella emozione è la tua, quel carattere ti assomiglia. E tu ti senti meno sola. E quel film diventa la tua carezza, il tuo abbraccio, il tuo simile che ti capisce.
Un film è la favola di noi grandi, come una favola ti deve rapire, ti deve affascinare, ti deve divertire, ti deve insegnare…
È vedere una storia, è il mondo della fantasia, è ‘illusione, è l’inganno e a me piace perdermi in questa illusione, essere trasportata in altri mondi, diversi da quello reale, un mondo illusorio, ma finchè dura, finchè non si riaccendono le luci in sala, per me è come la realtà.
Ho sempre amato il regno di Fantasia, con la regina imperatrice di tutti i desideri, il suo eroe Atreiu, un bambino timido che legge il libro e ad un certo punto trova il coraggio di “credere” e gridare il nome nuovo della principessa, e salvare così il regno della fantasia umana.

E se mi capita di vedere il Dietro le quinte o il Backstage, mi ricordi che è tutta una illusione, l’arte dell’inganno, che nulla è vero e io ci rimango un po’ male. Vedo le luci, i microfoni, la cinepresa, tutte le persone attorno e Mi rovina tutta la magia, come un mago che svela i suoi trucchi. Mi sembra che si rovini tutto. Mi sembra che il regno di Fantasia perda i suoi colori e sparisca.
Ma non avete ancora capito che io voglio essere illusa, per un po’, voglio vivere nei sogni, per un po’. Perché il cinema è emozione che viaggia, con le sue regole e la sua tecnica, ma le emozioni sono universali.

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Le Sorelle di Bellocchio

Ho fatto un giro sul sito Mymovies, sito di recensioni cinematocrafiche.
Alla festa di Roma nella sezione Extra c’è il nuovo film di Marco Bellocchio Sorelle, leggo la trama e la recensione… mi piace! è strato girato a Bobbio.

S’INTITOLA «SORELLE» ed «è un documentario nostalgico e scherzoso su alcuni componenti della mia famiglia o grandi amici d’infanzia, o sulla città di Bobbio con il suo bel Trebbia, insomma un album di ricordi….». Così, il regista Marco Bellocchio riassume commosso la storia del suo film, che presenterà alla Festa di Roma nella sezione «Extra». Il film è interpretato, tra gli altri, da Donatella Finocchiaro e Pier Giorgio Bellocchio. «Sorelle» sono tre episodi di una stessa storia «girati in tre anni diversi, 1999, 2004 e 2005 e raccontano di una bambina, Elena, della sua crescita — continua il regista —. Il film narra di chi va e di chi resta, di continui ritorni e ripartenze dal paese natio e dalla vecchia casa di famiglia. Un giorno, la mamma di Elena decide di portare a vivere con sè a Milano la figlia e da lì si evidenzia tutto il difficile rapporto familiare. Per comodità ho girato a Bobbio, nella stessa casa de “I pugni in tasca”: è perfetta, il tavolo su cui mangiano Elena e Sara è lo stesso su cui ho mangiato anch’io da bambino».

Nel sito c’è una bella foto di quella che io conosco come la zia di Ernesto, sorride anche lei.
Rimango ferma a guardare quel viso che per qualche strana magia mi ha colpito sin dalla prima volta che l’ho visto. Forse mi ricorda nei lineamenti e nei capelli la mia cara pro-zia.
Sono quelle signore gentili e dolci che per me, sanno di “casa”, sanno del mio paese, della mia terra. Appena le ho viste sedute al tavolo rotondo in casa Picciafuoco, sconcertate davanti al quadro del nipote, io mi sono persa, nel tentativo di focalizzare perchè quel viso, quel modo di parlare, quel accento sapevano di casa.

Il suo viso fa rivivere nella memoria una piccola piazza del mio paese, con una cartoleria che fa angolo, a fianco alla pettinatrice. Quella cartoleria, che ora è stata ristrutturata, con l’arredamento di legno scuro, che quando entravi sentivi quel buon odore di matite e di carta nuova. Il viso di quella Sorella mi ha richiamato alla memoria quella vecchia cartoleria della mia infanzia quando (allora non esistevano i centri commerciali né i supermercati). Da piccola andavo lì e mi sembrava il posto più bello del mondo perchè si respirava aria di disegno, di libri e di matite.

Sai Sorella, quella cartoleria si trova in Piazza San Rocco, dove c’è un arco romanico apre la via del borgo storico.
Quella piazza c’è ancora: è la piazza San Rocco.
Voglio raccontarti una cosa …
Questa estate uscendo da un negozio mi sono fermata al bordi della piazza a prendere la bicicletta. Mi giro e, con mio sommo divertimento… lo vedo… l’arco antico del borgo storico!
Come fa la canzone?

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi dell’arco di San Rocco
ma s’appoggi pure volentieri
fino all’alba livida di bruma
che ci asciuga e ci consuma
che cos’è l’amor
è un sasso nella scarpa
che punge il passo lento di bolero
con l’amazzone straniera
stringere per finta un’estranea cavaliera
è il rito di ogni sera
perso al caldo del pois di san soucì

Mi fermo a guardarlo: vedo un arco di pietra che c’è sempre stato, è sempre stato lì, sin da quando da piccola. Lo oltrepassavo ogni giorno per andare in chiesa, ma prima per me non significava niente. Era solo un arco antico dell’ultimo edificio prima della chiesa parrocchiale.

Mi viene da ridere.
Sorrido.
Prendo la bicicletta e me ne vado canticchiando:

Che cos’è l’amor
chiedilo al vento
che sferza il suo lamento sulla ghiaia
del viale del tramonto all’ amaca gelata
che ha perso il suo gazebo
guaire alla stagione andata
all’ombra del lampione san soucì

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi dell’arco di San Rocco
Son monarca son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo con dignità da rey
[Che Cossè L'Amor di Vinicio Capossela da Camera A Sud]
Che Cossè L’Amor di Vinicio Capossela

Un arco romanico di pietre antiche, una canzone, un film, una coincidenza.
Sono felice.
Un’altra coincidenza. Bella questa volta.
Sorelle film di Marco BellocchioIl tuo sguardo mi ricorda quello della SORELLA di mia nonna, quando mi diceva, stringendomi forte le mani: Sono orgogliosa di te. Io questo non lo dimenticherò mai. Sono fiera di te per come ti impegni nei tuoi studi, per quello che fai.
Sorelle.
Mi hai fatto “saltare” quando raccontavi a Filippo il miracolato di Padre Pio. Mi sembra mia mamma, basta per favore, e hai risvegliato antichi ricordi, che non se n’erano andati, erano solo assopiti.
Sorelle.
Penso che sia bello avere una sorella come te. Non so quale strano collegamento neuronale ci sia fra il tuo sorriso sereno, i tuoi capelli bianchi e quella cartoleria della mia infanzia. Era bella, piena di pastelli colorati (la mia passione), di blocchi di disegno e pile di quaderni, il sussidiario per le scuole elementari, e il libro di lettura nella cui copertina c’è quel bambino con i capelli corti e il grembiulino, che mi assomigliava così tanto.
Ho tanti ricordi belli della mia infanzia, legati alla scuola, perchè a ma piaceva andare a scuola e mi piaceva disegnare… e tu con il tuo viso e il tuo sguardo profondo li hai riportati alla luce.
Sorelle.
Pazienza. Bisogna avere tanta pazienza.
Rido perchè è una frase ho sempre sentito diree io:
Santa Pazienza… ci vuole tanta pazienza! Dalle nostre parti si usa dire così, una specie d motto di saggezza popolare.
Sorelle.

Scritto un po’ al PC, e un pò su un foglio in treno mentre andavo a fare l’iscrizione in segreteria, la mattina del 25 ottobre. Ho rischiato di perdere il treno, e anche di saltare la mia fermata… è pericoloso scrivere sul treno, ti estranei dal mondo e non sai più dove sei:
- Ma che stazione è questa? (~~ Adrenalina~~)
- Voghera.
- Uhhhfff, che spavento!

Add comment Mercoledì, 25 Ottobre, 2006

Le Sorelle di Bellocchio

Ho fatto un giro sul sito Mymovies, sito di recensioni cinematocrafiche.
Alla festa di Roma nella sezione Extra c’è il nuovo film di Marco Bellocchio Sorelle, leggo la trama e la recensione… mi piace! è strato girato a Bobbio.

S’INTITOLA «SORELLE» ed «è un documentario nostalgico e scherzoso su alcuni componenti della mia famiglia o grandi amici d’infanzia, o sulla città di Bobbio con il suo bel Trebbia, insomma un album di ricordi….». Così, il regista Marco Bellocchio riassume commosso la storia del suo film, che presenterà alla Festa di Roma nella sezione «Extra». Il film è interpretato, tra gli altri, da Sorelle film di Marco BellocchioDonatella Finocchiaro e Pier Giorgio Bellocchio. «Sorelle» sono tre episodi di una stessa storia «girati in tre anni diversi, 1999, 2004 e 2005 e raccontano di una bambina, Elena, della sua crescita — continua il regista —. Il film narra di chi va e di chi resta, di continui ritorni e ripartenze dal paese natio e dalla vecchia casa di famiglia. Un giorno, la mamma di Elena decide di portare a vivere con sè a Milano la figlia e da lì si evidenzia tutto il difficile rapporto familiare. Per comodità ho girato a Bobbio, nella stessa casa de “I pugni in tasca”: è perfetta, il tavolo su cui mangiano Elena e Sara è lo stesso su cui ho mangiato anch’io da bambino».

Nel sito c’è una bella foto di quella che io conosco come la zia di Ernesto, sorride anche lei.

Rimango ferma a guardare quel viso che, per qualche strana magia, mi ha colpito sin dalla prima volta che l’ho visto.

Forse mi ricorda nei lineamenti e nei capelli la mia cara pro-zia.
Sono quelle signore gentili e dolci che per me, sanno di “casa”, sanno del mio paese, della mia terra.  Appena le ho viste sedute al tavolo rotondo in casa Picciafuoco, sconcertate davanti al quadro del nipote, io mi sono persa, nel tentativo di focalizzare perchè quel viso, quel modo di parlare, quel accento sapevano di casa.

Il suo viso fa rivivere nella memoria una

piccola piazza

del mio paese, con una cartoleria che fa angolo, a fianco alla pettinatrice. Quella cartoleria, che ora è stata ristrutturata, con l’arredamento di legno scuro, che quando entravi sentivi quel buon odore di matite e di carta nuova.

Il viso di quella Sorella mi ha richiamato alla memoria quella vecchia cartoleria della mia infanzia quando (allora non esistevano i centri commerciali né i supermercati). Da piccola andavo lì e mi sembrava il posto più bello del mondo perchè si respirava aria di disegno, di libri e di matite.

Sai Sorella, quella cartoleria si trova in Piazza San Rocco, dove c’è un arco romanico apre la via del borgo storico.
Quella piazza c’è ancora: è la piazza San Rocco.

Questa estate uscendo da un negozio mi sono fermata al bordi della piazza San Rocco a prendere la bicicletta. Mi giro e, con mio sommo divertimento… lo vedo… l’arco antico del borgo storico della Piazza San Rocco!

…e subito ho iniziato a canticchiare nella mente la canzone… Come fa la canzone?

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi dell’arco di San Rocco
ma s’appoggi pure volentieri
fino all’alba livida di bruma
che ci asciuga e ci consuma
che cos’è l’amor
è un sasso nella scarpa
che punge il passo lento di bolero
con l’amazzone straniera
stringere per finta un’estranea cavaliera
è il rito di ogni sera
perso al caldo del pois di san soucì

Mi fermo a guardarlo: vedo un arco di pietra che c’è sempre stato, è sempre stato lì, sin da quando da piccola. Lo oltrepassavo ogni giorno per andare in chiesa, ma prima per me non significava niente. Era solo un arco antico dell’ultimo edificio prima della chiesa parrocchiale.

Mi viene da ridere.
Sorrido.
Prendo la bicicletta e me ne vado canticchiando:

Che cos’è l’amor
chiedilo al vento
che sferza il suo lamento sulla ghiaia
del viale del tramonto all’ amaca gelata
che ha perso il suo gazebo
guaire alla stagione andata
all’ombra del lampione san soucì

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi dell’arco di San Rocco
Son monarca son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo con dignità da rey
[Che Cossè L'Amor di Vinicio Capossela da Camera A Sud]

 

Audio Ora religione-Che cossè l\’amor Capossela

Un arco romanico di pietre antiche, una canzone, un film, una coincidenza.
Sono felice.

Un’altra coincidenza. Bella questa volta.

Il tuo sguardo mi ricorda quello della SORELLA di mia nonna, quando mi diceva, stringendomi forte le mani:

“Sono orgogliosa di te. Sono fiera di te per come ti impegni nei tuoi studi, per quello che fai.”

Io questo non lo dimenticherò mai.  Non dimenticherò il mondo di sentimento che mi ha trasmesso in un istante, in quel istante.

Sorelle. Mi hai fatto “saltare” quando raccontavi a Filippo il miracolato di Padre Pio. Mi sembra mia mamma, basta per favore, e hai risvegliato antichi ricordi, che non se n’erano andati, erano solo assopiti.
Sorelle.
Penso che sia bello avere una sorella come te. Non so quale strano collegamento neuronale ci sia fra il tuo sorriso sereno, i tuoi capelli bianchi e quella cartoleria della mia infanzia. Era bella, piena di pastelli colorati (la mia passione), di blocchi di disegno e pile di quaderni, il sussidiario per le scuole elementari, e il libro di lettura nella cui copertina c’è quel bambino con i capelli corti e il grembiulino, che mi assomigliava così tanto.
Ho tanti ricordi belli della mia infanzia, legati alla scuola, perchè a ma piaceva andare a scuola e mi piaceva disegnare… e tu con il tuo viso e il tuo sguardo profondo li hai riportati alla luce.
Sorelle.
Pazienza. Bisogna avere tanta pazienza.
Rido perchè è una frase ho sempre sentito diree io:
Santa Pazienza… ci vuole tanta pazienza! Dalle nostre parti si usa dire così, una specie d motto di saggezza popolare.
Sorelle.

Scritto un po’ al PC, e un pò su un foglio in treno mentre andavo a fare l’iscrizione in segreteria, la mattina del 25 ottobre. Ho rischiato di perdere il treno, e anche di saltare la mia fermata… è pericoloso scrivere sul treno, ti estranei dal mondo e non sai più dove sei:
- Ma che stazione è questa? (~~ Adrenalina~~)
- Voghera.
- Uhhhfff, che spavento!

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La perdita del lavoro assomiglia alla perdita dell’anima, è la cosa più crudele

La perdita del lavoro assomiglia alla perdita dell’anima, è la cosa più crudele

Gianni Amelio tratto da intervista… Gianni Amelio
Il vizio del cinema Salerno, 29/04/2004 – Reflections – Vincenzo Mazzaccaro

…..La perdita del lavoro somiglia alla perdita dell’anima, è la cosa più crudele che possa accadere ad una persona, e oggi è purtroppo di grande attualità, ma un film purtroppo non può portare che una piccola goccia d’acqua nell’oceano. Io sono un privilegiato, so che il lavoro costa fatica ma se non facessi il mio mestiere non cascherebbe il mondo, ne cercherei un altro. Ma so quello che è successo a mio padre quando ripetutamente ha perso dei lavori precari quando aveva già una certa età prima del cosiddetto boom economico, ha trovato modo di sistemarsi solo negli anni ‘60 ma i 20 precedenti sono stati terribili ed io me li ritrovo davanti ogni volta che sono davanti ad un problema concreto.

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Piove

La strada per il Paradiso (Paradise 1991)
di Mary Agnes Donoghue
con Melanie Griffith, Don Johnson, Elijah Wood, Thora Birch.

Un film con Melanine Griffith.
Una bella storia, tenera e sofferta, dove alla fine tutto si rimette a posto….
… e in quel autobus che riporta a casa il bambino dopo le vacanze estive, sembra che ci sia LA VITA che si rimette in viaggio…
'
Quelle esistenze che all’inizio del film troviamo sofferenti e spezzate, ritornano percorrere la loro strada… come percorre la strada il bus in mezzo al paesaggio della verde pianura americana.

STUPENDA Melanie Griffith col rimorso di quella maledetta giornata in cui lei cuciva… il giovanissimo Elijah Wood con la stessa luce negli occhi di bambino intelligente e coraggioso… che poi avrà in Frodo.

La storia si sviluppa nel periodo delle vacanze estive, fino al ritorno del bambino in città dalla madre, fino alla prima pioggia autunnale che segna inesorabilmente la fine del caldo settembrino, e l’inizio dell’aria fresca che ti devi mettere uno “strato” in più e non puoi più stare con le maniche corte.
Il film finisce lì quando finisce l’estate e finiscono le vacanze, in questo paese di provincia, dove ci sono le torrette d’osservazione antincendio in mezzo ai boschi, dove le case sono immerse nella campagna.

Sapete già che io ADORO i film con ambientazione BUCOLICA… e questo è uno di quelle piccole perle che, magari piacciono solo a te, ma chi se ne importa.
Vedi post “Certi film sono come magie” Clicca qui

Mi è venuto in mente questo film oggi, mentre avevo i piedi congelati e sono corsa a mettermi le calze. Oggi piove.

1 comment Lunedì, 25 Settembre, 2006

Lottare per un qualcosa

Scritto durante il viaggio in treno, in un deplian delle ferrovie, mentre tornavo a casa dopo o scritto, il 20 sett 2006 alle 15 circa.
Sergio Castellitto è Vincenzo IN La stella che non c'è
…pensa che noi spesso ci diamo da fare per cose che crediamo importanti, che possono essere anche importanti, e poi in realtà le cose che contano sono altre.solo che noi non lo sappiamo, non ce ne accorgiamo subito e dobbiamo fare un lungo percorso prima di vederlo.ho pensato a quante volte nella nostra vita siamo soddisfatti di aver fatto il nostro dovere e avere portato a termine un impegno… prendersi un impegno perché lo devi fare e portarlo a termine…
E poi in realtà a tutti i nostri sforzi sono approdati a nulla, sono svaniti colla stessa facilità con cui si butta via una centralina idraulica nei ferri vecchi. …solo che certe volte lo buttano davanti ai tuoi occhi, altre volte non lo vieni a sapere che vive nell’illusione che: “… è andato tutto bene, sono stato fortunato.” (La stella che non c’è ).

Sergio Castellitto è Vincenzo IN La stella che non c'è Vincenzo impara dalla gente che incontra e dal loro comportamento in modo nuovo di vedere la vita: dal vecchio che si alza e gli offre la sua sedia, perché un gesto di altruismo ha un valore che va al di là del gesto in sé stesso. Un gesto di altruismo e di generosità e come un sorriso gratuito.
Ti apre una porta dentro.

La stella che non c’è
Un film di Gianni Amelio.
Con Sergio Castellitto, Tai Ling.
Genere Drammatico – Produzione Italia 2006.

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Lottare per un qualcosa

Scritto durante il viaggio in treno, in un deplian delle ferrovie, mentre tornavo a casa dopo l’esame scritto, il 20 sett 2006 alle 15 circa.
Sergio Castellitto è Vincenzo IN La stella che non c'è
…pensa che noi spesso ci diamo da fare per cose che crediamo importanti, che possono essere anche importanti, e poi in realtà le cose che contano sono altre.solo che noi non lo sappiamo, non ce ne accorgiamo subito e dobbiamo fare un lungo percorso prima di vederlo.ho pensato a quante volte nella nostra vita siamo soddisfatti di aver fatto il nostro dovere e avere portato a termine un impegno… prendersi un impegno perché lo devi fare e portarlo a termine…
E poi in realtà a tutti i nostri sforzi sono approdati a nulla, sono svaniti colla stessa facilità con cui si butta via una centralina idraulica nei ferri vecchi. …solo che certe volte lo buttano davanti ai tuoi occhi, altre volte non lo vieni a sapere come accade a Vincenzo che vive nell’illusione:
“… è andato tutto bene, sono stato fortunato.” (La stella che non c’è ).

Sergio Castellitto è Vincenzo IN La stella che non c'è Vincenzo impara dalla gente che incontra e dal loro comportamento in modo nuovo di vedere la vita: dal vecchio che si alza e gli offre la sua sedia, perché un gesto di altruismo ha un valore che va al di là del gesto in sé stesso. Un gesto di altruismo e di generosità e come un sorriso gratuito.
Ti apre una porta dentro.

La stella che non c’è
Un film di Gianni Amelio.
Con Sergio Castellitto, Tai Ling.
Genere Drammatico – Produzione Italia 2006.

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L’artigiano e l’artista

Perché mio padre per me è genialità e lavoro manuale; è la zona di confine fra l’artigiano e l’artista. Fra l’invenzione e la magnifica manifattura.

La stella che non c’è
di Gianni Amelio.
Con Sergio Castellitto, Tai Ling.
Drammatico – Italia 2006
Ricordo come se fosse ieri le scene iniziali di La stella che non c’è.
Le sue mani (le mani di Vincenzo Buonavolontà) sporche di olio e i vestiti neri di polvere di ferro e unto.

Lui si vede che non è un operaio… non ha le mani rovinate. Le sue mani lo tradiscono si vede che non ha mai fatto lavori manuali.

Le mani di mio padre sono forti, rovinate e ferite, con le cicatrici di anni di intemperie e colpi. Le mani di un artigiano sono segnate, sono ruvide e piene di calli.
Sta di fatto che la sua figura nel capannone dell’altoforno con il viso sporco e stanco, le mani che con maestria costruiscono con precisione e aggiustano, i vestiti unti e sgualciti, mi hanno ricordato TE nella tua officina e tutte le volte che sono entrata per chiamarti.

Ti trovavo intento davanti a qualche strano macchinario, o con qualche attrezzo. Quei macchinari mi hanno sempre messo un po’ di paura, ma tu li governabili con perizia e attenzione, li dominavi fra schegge e scintille, in un concerto di rumori assordanti, polvere e sporcizia, odore caldo del legno e odore aspro del ferro.
È anche il garage… l’hai trasformato in un’officina perché è dove vai tu c’è anche la tua opera, e dappertutto applichi il tuo ingegno.

Alla fine, a lavoro finito noi rimaniamo a bocca aperta.

PS: Anche se hai delle mani da “attore”, grazie Sergio. Sembravi proprio mio padre.

Sergio Castellitto è Vincenzo Buonavolontà in La stella che non c'è
Sergio Castellitto è Vincenzo Buonavolontà in La stella che non c'è

foto di Claudio Iannone

[tratto dall’intervista a Gianni Amelio “La stella che non c’è”]

… Vincenzo è una persona che la pensa in questo modo, quando si mette in testa di fare una cosa, decide di farla al massimo delle sue capacità, con il massimo dell’impegno. Purtroppo si trova in un mondo dove tutti fanno le cose come capitano. Per esempio: lui raccomanda ai Cinesi di non usare la fiamma ossidrica per smontare la macchina poiché l’impianto si potrebbe danneggiare e loro invece usano la fiamma ossidrica per fare prima, per accelerare i tempi. Vincenzo pensa e spera in un mondo che sia a misura d’uomo, a misura delle persona. Non è un caso che io lo veda sempre con le mani indaffarate ad aggiustare qualcosa. Aggiusta una macchina da cucire; all’inzio del film, di testa propria costruisce la centralina danneggiata, e verso la fine del film tenta anche di aggiustare un giocattolo di plastica. Si tratta di una persona che rivendica l’ingegno del singolo e non il mondo che va avanti a creare delle imitazioni e non dei prototipi, come accade oggi in Cina, che commercia un milione di esemplari che sono però tutti finti, solo delle mere riproduzioni.

Add comment Martedì, 12 Settembre, 2006

Sono andata a vedere La stella che non c’è

Lui ti appare vero e reale,
Come parla, come si muove, come cammina, si muove a scatti, non in modo fluido,
Ernesto contiene una armonia tutta sua che lo rende persona.
Ma si note bene che è staccato da te, che è diverso da te. C’è molta differenza fra te e lui.
Mentre con Vincenzo vi fondete, vi assomigliate molto. Questa la prima cosa che mi ha colpito, sin da quando ho visto il trailer e le prime foto.
Mai come ne “La stella che non c’è” ho avuto la sensazione che Vincè -personaggio assomigliasse al Sergio-persona e viceversa. L’ho notato dal sorriso. Stavo guardando un filmato della lavorazione del film “La stella che non c’è”, una specie di documentario-dietro le quinte del film. Ad un ceto punto non sapevo se il Sergio sorridente era un dietro le quinte o una parte del film. Per un attimo mi sono confusa…. stesso vestito, stesso viso, stessa espressione, stessa luce negli occhi. Stesso tutto…. allora ho capito che per lui-Sergio doveva per forza essere stata una grande esperienza umana oltre che una importante esperienza professionale. Come per Vincenzo. Stesso viaggio…..

Add comment Martedì, 12 Settembre, 2006

La stella che non c’è

Ognuno di noi sta cercando la sua stella che non c’è
Ognuno di noi ha “una stella che non c’è” da cercare.

La stella che non c’è

Volevo raccontare la storia di un uomo speciale che non se ne vedono più, non un omo comune che magari non si rassegna al destino comune, subisce lo scacco del licenziamento, ma rilancia la propria esistenza. Ha un bisogno morale che lo spingerà, ma poter pensare che la sua vita possa prendere una linfa diversa, trovare delle ragioni per sopravvivere, o si abbandona alla disperazione o fa un colpo di testa. Gianni Amelio

A questo punto se fossi una di quelle brave ragazze, che sanno scrivere bene, che al liceo prendevano sempre 8 del tema di letteratura, se fossi questo tipo di persona vi racconterei la trama per benino, stile rubrica di recensioni cinematografiche, come ce ne sono tante nei blog in giro per internet.

Vi spiegherei che questo film racconta la storia di Vinvenzo Buonavolontà, ed è la continuazione del libro La dismissione di Ermanno Rea. Un uomo con la mani rovinate e sporche di olio, con i vestiti che puzzano di ferro e grasso di ingranazzi, con una borsa usurata da 30 anni di vita nell’acciaieria, con la voglia di fare bene il suo lavoro, la morte nel cuore per il suo lavoro che non c’è più e l’incubo della disoccupazione quando si sente ancora giovane e forte per essere messo in un angolo, enormi occhi che sanno di ferro vecchio e ruggine, e una idea che sa del fuoco dell’altoforno, mani operaie che costruiscono, solitudine e una casa vuota che lo aspetta alla fine della giornata.

Che parla di un ragazza cinese, Liu, impacciata, che fa da interprete per i compratori cinesi, ma che è come l’acqua cheta che butta giù i ponti.
Vi spiegherei che parla di un bimbo dolcissimo di 2 anni, che appena lo vedi correresti ad abbracciarlo, di quelli che sono tristi, perchè non hanno una mamma vicino, ma che sanno sorridere e sanno aprirti il cuore, con la stessa facilità con cui imparano a montare e smontare una centralina idraulica. Vi spiegherei che parla della ricerca di un altoforno finito nella Cina sterminata e una centralina idraulica difettosa da sostituire. E vi spiegherei che parla di trovare la “nostra propria” stella che non c’è.

E INVECE VI RACCONTO CHE… è stato un film che mi ha dato tante emozioni.
Vedo Genova. Riconosco il palazzo storico e la strada, c’è quella strana atmosfera di Genova quando piove.
Riconosco nel panorama, le torri di metallo che si vedono passando da Cornigliano in treno, e che mi fa pensare a tante volte che tornando dal mare ho visto i capannoni e tutte quelle costruzioni di acciaio.
Riconosco il panorama di Genova in autunno, con le case che si arrampicano in collina e il porto darsena che scivola verso il mare.
Riconosco un accenno di sorriso che ha anche Ernesto e che mi rende Vincenzo immediatamente simpatico.
Trovo la vecchia macchina da cucire, che abbiamo ancora in casa, acquistata da mia nonna. L’immagine è per me una gioia del cuore e un mare di ricordi.

Forse essere un grande regista vuol dire questo…. con pochissimo far capire delle cose immense. Condensare tutto in poche parole, in un’associazione d’idee, in una sensazione, in un silenzio. Il tutto dentro il piccolo. Piccolo che quando lo capisci si espande ed esplode in un big bang dentro la tua testa. Forse questo significa essere un grande resista.

E ti fa capire che essere spettatore significa accettare di sentirsi cambiato quando si riaccendono le luci in sala.

Add comment Martedì, 12 Settembre, 2006

L’artigiano e l’artista

Perché mio padre per me è genialità e lavoro manuale; è la zona di confine fra l’artigiano e l’artista. Fra l’invenzione e la magnifica manifattura.

La stella che non c’è
di Gianni Amelio.

Con Sergio Castellitto, Tai Ling.

Drammatico – Italia 2006

Ricordo come se fosse ieri le scene iniziali di La stella che non c’è.
Le sue mani (le mani di Vincenzo Buonavolontà) sporche di olio e i vestiti neri di polvere di ferro e unto.

Lui si vede che non è un operaio… non ha le mani rovinate. Le sue mani lo tradiscono si vede che non ha mai fatto lavori manuali.

Le mani di mio padre sono forti, rovinate e ferite, con le cicatrici di anni di intemperie e colpi. Le mani di un artigiano sono segnate, sono ruvide e piene di calli.

Sta di fatto che la sua figura nel capannone dell’altoforno con il viso sporco e stanco, le mani che con maestria costruiscono con precisione e aggiustano, i vestiti unti e sgualciti, mi hanno ricordato TE nella tua officina e tutte le volte che sono entrata per chiamarti.

Ti trovavo intento davanti a qualche strano macchinario, o con qualche attrezzo. Quei macchinari mi hanno sempre messo un po’ di paura, ma tu li governabili con perizia e attenzione, li dominavi fra schegge e scintille, in un concerto di rumori assordanti, polvere e sporcizia, odore caldo del legno e odore aspro del ferro.
È anche il garage… l’hai trasformato in un’officina perché è dove vai tu c’è anche la tua opera, e dappertutto applichi il tuo ingegno.Alla fine, a lavoro finito noi rimaniamo a bocca aperta.

PS: Anche se hai delle mani da “attore”, grazie Sergio. Sembravi proprio mio padre.

Sergio Castellitto è Vincenzo Buonavolontà in La stella che non c'è
Sergio Castellitto è Vincenzo Buonavolontà in La stella che non c'è

foto di Claudio Iannone

[tratto dall'intervista a Gianni Amelio "La stella che non c'è"]

… Vincenzo è una persona che la pensa in questo modo, quando si mette in testa di fare una cosa, decide di farla al massimo delle sue capacità, con il massimo dell’impegno. Purtroppo si trova in un mondo dove tutti fanno le cose come capitano. Per esempio: lui raccomanda ai Cinesi di non usare la fiamma ossidrica per smontare la macchina poiché l’impianto si potrebbe danneggiare e loro invece usano la fiamma ossidrica per fare prima, per accelerare i tempi. Vincenzo pensa e spera in un mondo che sia a misura d’uomo, a misura delle persona. Non è un caso che io lo veda sempre con le mani indaffarate ad aggiustare qualcosa. Aggiusta una macchina da cucire; all’inzio del film, di testa propria costruisce la centralina danneggiata, e verso la fine del film tenta anche di aggiustare un giocattolo di plastica. Si tratta di una persona che rivendica l’ingegno del singolo e non il mondo che va avanti a creare delle imitazioni e non dei prototipi, come accade oggi in Cina, che commercia un milione di esemplari che sono però tutti finti, solo delle mere riproduzioni.

Add comment Martedì, 12 Settembre, 2006

EROE ED ANTIEROE.

EROE ED ANTIEROE.

Sono stufa di eroi perdenti, sono stufa di gente che alla fine di tante fatiche non ha il meritato premio, ma il premio gli viene tolto da sotto il naso.
Non è giusto . Già la realtà non è giusta, già nella vita reale noi persone normali dobbiamo lottare contro le ingiustizie e le delusioni.. Al cinema io voglio sognare che esista o che POSSA esistere un mondo più giusto, dove il buono trionfa, dove il cattivo paga.
Dove le centraline idrauliche finiscono al loro posto e fanno funzionare l’altoforno come si deve.
Come dovrebbe essere in un mondo giusto.
Io penso che i libri come il cinema abbiano un ruolo anche costruttivo, come le favole.
I film sono le favole di noi grandi, e tutte le favole hanno un “succo della storia”.
E possibile, che una gemma di quel insegnamento rimanga nel cuore di uno spettatore, ne basta solo uno. E se questa gemma col tempo fiorisse?
Ci sarebbe un eroe che vive vicino a noi, tutti i giorni. Potrebbe aiutare te, o anche te.

Quell’idea di sincerità e di onestà e di una ricompensa più grande di tutti gli sforzi fatti può rimanere nel cuore di uno… ne basta solo uno. E far nascere in lui il piacere della giustizia e della onestà. Di non cedere alle furberie o agli espedienti.
So che a molti di voi questo può sembrare innocente e infantile, ingenuo.

Add comment Mercoledì, 30 Agosto, 2006

Ho aperto il libro di chimica a caso, per ripassare. Vediamo un po’ se so le cose.
Si è aperto sul capitolo della chimica inorganica:

“Il ferro e le sue leghe”. C’è lo schema del funzionamento dell’altoforno dal carico dall’alto con i rottami di ferro, al crogiolo, dalla reazione chimica di riduzione del minerale di ferro alla fusione della ghisa..
L’acciaio è una lega di ferro e carbonio.

Ho letto tutto bene il paragrafo seduta alla mia scrivania e ho iniziato a pensare a te, Vincenzo Buonavolontà.
E leggo:

….Il ferro che esce dall’altoforno non è ferro puro, ma una lega contenente ferro e 5% di carbonio, le ghise, se la % di carbonio è minore si hanno gli acciai, se la % è ridotta a meno dello 0.5 si ha il ferro dolce cioè ferro praticamente puro.

Ho sentito che Castellitto ha chiamato Vincenzo un meraviglioso fesso.

Non sono d’accordo con lui. Vincenzo non è un fesso…. fessi saranno gli altri, quelli che al suo posto rimanevano a casa, si spaparanzavano davanti la tv a crogiolarsi nella autocommiserazione di aver perso il lavoro.
Ma lui no, non è un fesso. Ingenuo, sì. Un uomo di altri tempi. Un gentiluomo. Un nobile cavaliere. Ma fesso no, non lo chiamare così, Sergio, non se lo merita. Non se lo meritano tutti gli uomini “perbene” che ….
Puoi chiamarlo meraviglioso ingenuo, ma l’ingenuità non vuol dire essere fessi.
Non so, mi ha dato fastidio sentire quel aggettivo… come se lo avesse detto a me, come se mi avesse offeso da qualche parte in un profondo che non so collocare….

MI sono girata di scatto… “Ma fesso sarai tu!” Mi sentivo offesa, e per un attimo volevo difendere Vincenzo e tutto quello che lui ha in comune con me. La camminata col borsone… anche io da tanto viaggio da città in cità portandomi dietro un borsone con le mie cose più preziose e una centralina idraulica.

A nome di tutti i “cuori puri” che credono nei sogni, che credono che si può costruire un mondo migliore, a nome di chi tutti i giorni lotta con onestà e con senso del dovere…. Sergio, non chiamarci fessi.

Add comment Martedì, 29 Agosto, 2006

Domenica "Ernesto"

Sabato sera ho rivisto “L’ora di religione” dopo esattamente 1 mese che non lo vedevo, esattamente dal 26 luglio giorno del mio onomastico. Ma forse ho scelto la serata meno adatta, infatti….
Domenica è stata una giornata in cui mi sembrava di stare dentro il film. Questa è la domenica della festa patronale del paese con processione, banda, vespri e tutti gli annessi, e io ero furibonda… ma andiamo con ordine:

  1. Festa patronale, e per me vuol dire ricordi, sotterrati a fatica, che ritornano alla luce di quando mia madre ci vestiva da angioletti e Gesù bambino, e noi ci facevamo la processione sul carro con la madonna circondati da tutti i vasi dei fiori. Immaginate dei bimbi in età scolare e prescolare sotto il sole di agosto con tanto di alucce di cartone, a girare per il paese in processione, cosa che durava tutto il pomeriggio.
    Per non parlare degli anni successivi, insomma una giornata in cui preferirei sparire, e invece mi tocca partecipare al classico pranzo con tutta la famiglia, che è tradizione in questa domenica (peggio del natale).
    Solo la giornata per me è irritante: Non voglio ricordare!

  2. La sera prima è avvenuto un fatto per me gravissimo. Ma solo per me… perchè mia sorella non ha detto nulla, ma lei è più cedevole. Mia madre ha portato la nipotina, alla funzione in chiesa dopo cena. All’inizio la bimba era tutta contenta credendo che fosse una passeggiata col gelato, ma poi si è messa a piangere per la noia e la stanchezza. La sera me la vedo arrivare in lacrime… e io (ovviamente) ero stata tenuta all’oscuro. Questo per me è una lama…. perchè non posso sopportare che quella donna allunghi le sue grinfie anche sulla nipote.

    Non so dirvi se ero più arrabbiata o più sofferente.

    Sergio Castellitto Ernesto Picciafuoco Ora di Religione

    E vorrei avere anche io la libertà e l’autorità di dire: “Lascia stare Leonardo! Eh….” [Sergio Castellitto - Ernesto Picciafuoco in L'ora di religione]

  3. La mattina mentre scendo per colazione, trovo una bomboniera, una bella scatola bianca col fiocco: testimonianza della stupidità umana, e segno della superficialità in cui sta annegando la società. Inutile oggetto, simbolo solo delle cose vuote e vane, prive di significato, scatola bella fuori, ma svuotata di ogni significato dalla ricchezza in cui stiamo vivendo. Io odio le bomboniere perchè soldi inutili bruciati in nome di una tradizione che oggi non ha più ragione di esistere, che secondo me, non ha più significato, come tutta la consuetudine estetica del rito nuziale e le tradizioni legate alla celebrazione del matrimonio.

Tutte scatole belle ma vuote, belle fuori, ma senza contenuto, simboli ormai inutili…

Alla vista della bomboniera m’incazzo… e faccio colazione con lo stesso muso imbronciato di Franco Elica [Sergio Castellitto in Il regista di matrimoni], al matrimonio della figlia, nella prima scena del film, fra tutti e due ci manca la nuvoletta dei fumetti sulla testa, piena di teschi, segni strani, bombe accese, parolacce… e poi siamo a posto.

Insomma, in poche ore si è srotolata una sequenza di eventi che….. Fra “L’ora di religione” e “Il regista di matrimoni” non sapevo come sarebbe andata la giornata, mi sembrava di stare a metà, di vivere in mezzo ai 2 film in una zona di comune competenza. Ad un certo punto del pomeriggio mi sono detta: Qui devo solo di aspettare per vedere il finale. Non sapevo se andare a finire nelle fauci dei cani Rotwailer o davanti alla spada del conte Bulla.Ovviamente sto esagerando, ma il concetto spero sia passato…

Ma comunque il mal di testa ora ce l’ho io , non Ernesto!!!

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Ci sono cose che non si possano dire a parole.

Ernesto Picciafuoco Film L'ora di religione (Sergio Castellitto)

Ci sono cose che non si possano dire a parole (alias Koda fratello orso).
Siamo tre persone indecise. Sempre, estremamente. Ognuno di noi tre fratelli nella diversità dei caratteri e inclinazioni, é accumunato da una forte indecisione di base, questo ci lega e ci accomuna.

Io ho riconosciuto in te, Ernesto, lo sguardo con cui ho guardato mio fratello che diceva: “io sono sempre indeciso!” C’era rabbia nella sua voce, rabbia per una educazione imposta e repressiva che ha causato in noi danni di cui ancora oggi e forse per sempre pagheremo.
Per un attimo volevo abbracciarlo, il mio fratellino, come tu hai abbracciato il tuo fratellone, Ernesto.
Perché io so, noi sappiamo da dove viene quella personalità indecisa, incerta, ansiosa.
Tutto per noi è provvisorio… tutto è “aperto”, indefinito. Tendiamo a procrastinare le decisioni.

Un abbraccio che divida e mescoli la nostra comune debolezza.
Un abbraccio che sostenga e sollevi la nostra indecisione, che ha gli stessi natali e che ci rende zoppi. Ci fa fare tanta fatica in più. Ci fa perdere del tempo. Ci fa fare giri astrusi. Ci fa vedere gli altri come se avessero una marcia in più.

Ognuno di noi ha il suo modo di ribellarsi…

ad una donna ingombrante che imponeva ciecamente, che tarpava le ali,
che non permetteva di diventare ed essere se stessi,
asfissiandoci col suo modo di vedere “col paraocchi”…
Così si impedisce ad un figlio di sviluppare quella sicurezza in sé stesso,
che poi è la vera forza.
Fratellino. Tu laureato in economia perché occuparsi dei soldi e delle ricchezze materiali è il tuo modo di ribellarsi. Come Egidio.
Io che “combatto” come Ernesto. Io , la pecora nera, la bimba cattiva…
E nostra sorella, che per il quieto vivere si è rassegnata, per sopravvivere si è arresa. Come Ettore.

Io VEDO le due debolezze, fratello, e tu vedrai le mie…
Anche se non ce lo diciamo mai.

Ernesto Picciafuoco Film L'ora di religione (Sergio Castellitto)

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Io penso che le storie debbano finire bene tutte.

Io penso che le storie debbano finire bene tutte.
Anche se non c’è il finale chiaro e limpido e lieto, ci deve essere una speranza, una strada tracciata verso un futuro migliore nelle traversie che il protagonista ha passato nella storia.
Perché, vedete, io posso sopportare tutto, i brutti inizi, i prologhi tragici, le turbolenze nel percorso, anche gli sbalzi d’aria, mi va bene tutto, ma non posso sopportare di CATTIVI FINALI, i brutti finali, dove chi ha la responsabilità di un comportamento vile e disonesto sopravvive e anzi vive ancora meglio, chi invece è giusto e sincero di solito di solito muore o paga le conseguenze per tutti.

Cosa vogliamo insegnare con le nostre storie? ad essere degli approfittatori e calpestare ogni concetto e il sentimento per poter vincere?
oppure vogliamo dare un lieto finale a chi si comporta secondo le regole del vivere civile e etico e morale? che comprende anche la generosità, la tolleranza, il rispetto delle proprie idee e degli altrui pensieri, il senso di giustizia, di responsabilità.

In troppe storie l’umile inerme… - pensateci un po’, nei libri, nei film - soffre o muore o comunque è vittima di chi mente, di chi è codardo, di chi pensa solo al proprio vantaggio è al proprio rendiconto.
Per questo il film dovrebbero finire bene anche quando parlano di situazioni dolorose o difficili. per dare la speranza che con il dolore e la rassegnazione non si ottiene nulla di buono, e anche le

ANIME STANCHE

sei fiduciose e coraggiose otterranno un “premio”, un premio di giustizia per le loro azioni giuste.

Accanto ai personaggi c’è lui, il poeta, la sua funzione è quella di
interpretare ed esprimere i sentimenti degli uomini… ed ascoltare il cuore
degli uomini: ai quali, se non è stato concesso il privilegio della parola e
della cultura, non è stato negato e intorno dei sentimenti più nobili…

La gente deve ridere. Di dolore e bruttura del mondo ce n’è anche troppo, perché ormai abbiamo paura di tutto, senza che tu ci tormenti con i tuoi fantasmi.
Ridere è la medicina, come dice Tiziano Terziani nei suoi scritti. Mentre Gigi proietti dice che far ridere e un dono di Dio. Bisogna “spiegare” alla gente, bisogna sublimare con una storia che abbia un significato positivo, dove la lealtà paga, dove vince chi è sincero, onesto e coraggioso.

I film in fondo sono come le favole, sono favole che noi grandi, storiie che divertono e che devono insegnare qualcosa. Io penso che oggi, chiunque crei una storia dai misteriosi intrecci nella fantasia, che avete presente che forse, a livello inconscio sta dando un’esempio.
Bisogna iniziare almeno negli scritti ad

IMMAGINARE UN MONDO PIÙ GIUSTO E PIÙ VERO.

Ci vuole coraggio, bisogna scrivere una storia con una finalità, bisogna avere più coraggio nel raccontare.
Mi piacciono le persone che trovano entusiasmo e trascinano di persone nella loro vitalità. Chi prova l’ebbrezza, chi si lascia trasportare è una persona viva e libera. Così penso che bisogna scrivere storie con entusiasmo, che traboccano entusiasmo, che siano una botta di vita per tutti quelli che la ricevono. Una botta che rimbomba di forza ed energia, che ti fa vibrare l’anima ittita coraggio per agire, per fare… che ti dia l’esempio della giustizia.

Add comment Giovedì, 10 Agosto, 2006

Omaggio a Marcello Mastroianni

Example

Mi piace MARCELLO MASTROIANNI. Ho visto pochi film suoi, ma in ognuno mi ha affascinato. La prima cosa che ho notato in lui, e a cui ho prestato molta attenzione, mi ricordo bene, sono state

LE SUE MANI

Sò che è strano: di tutte le cose che puoi notare di Mastroianni mentre recita, l’ultima cosa sono la forma delle sue mani.
Eppure io ho visto subito questo: ha la forma delle mani di un uomo BUONO, di un uomo con un grande cuore, ecco! Questo non riesco a togliermi dalla testa.
La seconda cosa che mi ha colpito è

LA SUA VOCE,

il timbro della sua voce: dolce. Ha la voce di un uomo dolce, tenero e protettivo. É la voce che ti dice:” Non ti preoccupare…”. é la voce che ti culla… mi piace tanto la voce di Marcello Mastroianni.

Qualunque personaggio interpreti, in qualunque film, le sue mani e la sua voce mi danno la sensazione di un uomo semplice e gentile, un uomo tenero e buono, con un cuore dolce.
Penso di capire perchè è da tutti considerato un grande uomo.
Penso di capire perchè chi l’ha conosciuto lo rimpiange e ne sente la mancanza.

Marcello… Marcello è un bel nome…

PS: Se tu che l’hai conosciuto (tanto o poco), stai “veleggiando” in internet e sei capitato a leggere queste righe, hai voglia di lasciare un breve commento per valutare la mia impressione, allora grazie in anticipo.

1 comment Sabato, 5 Agosto, 2006

Sabato arriviamo a San Bartolomeo al mare, scendo dall’automobile e faccio in tempo a fare due passo attorno all’auto per scacciare il rintronamento delle 2 ore filate di viaggio…. quando compare un signore in bicicletta. Dietro di lui pedala in nipote, un bambino di 10-11 anni, con un’enorme borsa gialla del mare dentro il cestino della bicicletta. La grossa borsa gialla del mare ha fatto sbilanciare la bicicletta e lui è caduto. Si è coricato vicino alla macchina; lui, la bici e la borsa gialla del mare. Io incredula ho sbarrato gli occhi. Per fortuna non si è fatto niente. Mentre lui se ne andava via, seguendo il nonno, con la sua borsa gialla del mare, a me veniva da ridere…. non per la caduta, povro fiò, per fortuna non si è fatto male!!!

(mi veniva da ridere per la coincidenza con un film.)
???
PS: l’etichetta film è giustificata… sapete dirmi a quale film mi riferisco?

Add comment Sabato, 1 Luglio, 2006

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“Mi pongo sotto la protezione dell’art. 19 della Dichiarazione internazionale dei diritti dell’uomo, approvata dall’Assemblea generale dell’Onu, a Parigi, il 10 dicembre 1948: «Ognuno ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, il che implica il diritto di non essere molestati per le proprie opinioni e quello di cercare, di ricevere e di diffondere, senza considerazione di frontiera, le informazioni e le idee con qualsiasi mezzo di espressione li si faccia»”