Posts filed under 'emozioni'

Regalo etereo

Nel giorno del mio compleanno, è arrivato un film inaspettato.

Grazie zia, so che è un regalo tuo.

L’ho riconosciuto, nella confusione degli eventi che mi prende; ho ritrovato la tua delicatezza e i tuoi colori chiari.

… è un tuo regalo, che mi fa sognare e mi fa sorridere, che mi riporta il sentimento sereno di quando eri accanto a me. E solo i tuoi regali hanno questo sapore. Solo tu sapevi farmi queste sorprese.

Grazie, zia. Grazie di aver voluto starmi vicina oggi.



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Tamara i tuoi delfini ti porteranno in paradiso.

Ho pianto per te , questo pomeriggio. Ho pianto per chi sentirà la tua mancanza, amica dei delfini.
Perchè una ragazza che ama i delfini deve essere per forza una ragazza eccezionale.
piango con voi.


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Vita da blogger

In questi giorni ho da fare… trascurando i miei hobby.

Venerdì in particolare è stata un giornata “no”. Stavo per mettermi a piangere per la strada in mezzo al traffico mentre andavo in stazione.

Ma forse esiste un equilibrio, per un meno c’è sempre un più, per un sù c’è sempre un giù… brutto e bel, lupo e agnel, questo il mondo fa girar….. come cantava MAGO MERLINO nel cartone animato “La spada nella roccia”.

Solo ora ho visto che venerdì 26 gennaio su Vita da blogger…. ma andatelo ascoprire voi con un click.

venerdì, gennaio 26, 2007

Come è? vi piace?

Avevo mandato questa immagine, ma forse era troppo grossa ed è stata cambiata…

è meglio così!

Mi piacciono i tre elefanti colorati che volano!
Voglio dirvi una cosa… sono contenta che c’è il mio blog
e sono contenta che ci siete…

Add comment Lunedì, 29 Gennaio, 2007

Stanotte ho fatto un sogno: insultavo Flavio Insinna

Flavio Insinna Affari tuoi
Flavio Insinna Affari tuoi

Stanotte ho fatto un sogno. Per me ricordare i sogni è un evento….

Ve lo voglio raccontare come un evento!!! :-)) un sogno stranissimo!

C’era Flavio Insinna circondato da un mucchio di ragazine che impazzivano per lui. Io me ne fregavo sia delle ragazzine che di lui: certo mi piace, ma non gli davo nessuna importanza!

Ad un certo punto dovevano andare a piedi da qualche parte e io me ne sto sulle mie… non lo guardo e neanche voglio parlargli…..

lascio che le ragazzine lo circondino e lo assillino.

- Figurati se questo mi caga… ma poi chissenefrega!

E invece, mentre camminiamo lui si avvicina e mi parla mi fa domande. Sembra essere interessato a me.

Arriviamo alla sua macchina, una jeep… io mi faccio da parte timorosa, lascio che le fan si scannino per stare accanto a lui in macchina.

Invece tutte mi fanno spazio e mi lasciano il posto accanto a lui. Bho? mi siedo interessata solo al tragitto.

Lui guida la jeep… ma… sembra un rally, anzi peggio!!!

salta dai burroni, si lancia nel fiume e lo guada.

Le fan ridono e di divertono… io sono spaventata e attaccandomi ai sedili, lo insulto come un animale:

- Sei un deficiente! Rallenta… ma sei pazzzzoooooo! Imbecille!!!

Le fan per nulla spaventare, ridono.. e accettano la sua guida spericolata…. io sono la sola che lo insulta!!!!

POF! Mi sveglio!

Mi sono svegliata e lo ricordavo chiato e limpido….

Che bello ogni tanto RICORDARE I PROPRIO SOGNI!


6 comments Lunedì, 22 Gennaio, 2007

Ernesto mi manchi…

Domenica… un’altra domenica Ernesto è passata…
sta venendo buio, ormai solo la luce dello schermo del computer illumina davanti a me, mi sei venuto in mente, e ho sentito che mi manchi, mi manchi tanto.
So che sei solo un personaggio, e che vivi da qualche parte in un limbo fra realtà e fantasia, ma da quando ti hano dato un corpo e una personalità tu sei “vivo”, vivo e “reale”. Viviamo soltanto in due universi diversi, che non si incontreranno mai, ma in modo parallelo sentiamo e diciamo le stesse cose, Ernesto. Tu con la tua sciarpa grigia corta e il tuo cappotto nero, io con la mia lunga sciarpa beige e la giagga imbottita di piuma d’ora color fucsia. Camminiamo entrambi tormentati dagli stessi ricordi e sospesi negli stessi pensieri.
Ti voglio dire che per me sei importante Ernesto, e che ti voglio bene…
Non sto a raccontare agli altri cosa è successo oggi: lo so io, e lo sai tu. Non lo dimenticheremo facilmente, perchè certe cose vissute diventano parte della tua carne e non te ne puoi più liberare, neanche dopo anni, neanche se cambi casa e città, neanche… neanche… sono ricordi indelebili che fanno parte della tua crescita: so che tu ricordi tua madre. Marta Giostrai in Picciafuoco.
Marta, la mia nipotina si chiama Marta. Sai Ernerto, ieri sera ha cenato con me… mi ha dato un grosso bacio per salutarmi prima di andare a casa.
La zia Maria, la tua zia Maria, tanto vera da intimorirmi… è il nome di mia madre.


Vai al Video Ernesto e zia Maria.
Grazie Ernesto, la tua forza, la tua passione, i tuoi pensieri, i tuoi gesti, le tue reazioni, sono anche le mie. Mi muovo insieme a te.

Io penso e tu parli.
Io ho sensazioni e tu reagisci e ti muovi.


2 comments Domenica, 14 Gennaio, 2007

Zia/nipote

Torno a casa tardi. Stanca. NON voglio mangiare. Mi raccontano che tu mi hai aspettato tanto nel pomeriggio.

-No, la zia Anna torna a casa tardi, all’ora di cena….
E tu hai risporso: - Allora, le preparo la cena.
Sono tornata a casa tardi stasera. Distrutta. Ho trovato il tavolino apparecchiato

…..per me.

Hai preparato la cena per me.
Una cena immaginaria… ma mai così nutriente.

Hai nutrito la mia anima.
Non volevo più mangiare. Ma mangio se tu apparecchi per me.

Tavola apparecchiata per il tè, foto di Nany

Foto scattata da me al tavolino apparecchiato dalla mia nipotina.
Prego notate i bicchieri “del servizio bello” della nonna.

9 comments Lunedì, 8 Gennaio, 2007

La voce dell`innocenza.

Ieri pomeriggio in camera mia.

Camera incasinata con fogli esplosi in giro….. arriva la mia nipotina, 4 anni.

Lei disegna benissimo e vuole disegnare una papera col cappello.

Trova un foglio in giro, questo qui sotto
Elisa the best gli ostacoli del cuore 2006Me lo porta, dicendo:

- Zia Anna, ma questa sei tu?

- No, amore mio. Questa e` solo una ragazza che mi assomiglia…. non sono io…

Non ha trovato minimamente strano che sua zia fosse stampata su una nota rivista settimanale. Lei ha solo visto la sua zia.

La voce dell innocenza.
Marta, il nome della mia nipotina, la parte viva del mio cuore.


2 comments Lunedì, 18 Dicembre, 2006

Gioia dell’avvento

Giorno 12-12-2006 ore 18.10
sul binario 2 della stazione, mentre aspettavo il treno per tornare a casa, ho telefonato e …..

Ho sentito una vocina trillante di gioia e emozione dal telefono:
“Zia Anna lo sai lo sai stiamo facendo l’albero!” Era fuori di se dalla gioia.

In un istante tutta la stanchezza della giornata si è sciolta lasciandomi un calore dentro …. Una rilassatezza, profonda.
Mi sono sentita forte, come rinascere da capo. Cose se la sua energia si fosse trasferita a me con antenne potenti e invisibili.

Mia nipote, 4 anni e 8 mesi. Regala la forza della rinascita, lei, semplicemente, con poche parole gridate al telefono.

Giorno 17-12-2006
- “Come va?”
- “Un re Magio è già caduto nella vasca da bagno.”
Come per dire… iniziamo già bene…..


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Un’altra domenica. Sempre la solita domenica.

Un’altra domenica.

Sempre la solita domenica.

Con porte che sbattono, rumori violenti e secchi che rimbombano fra le pareti, improvvisi che sanno di rabbia e di nervoso, di chi sopporta… sopporta per poi scoppiare.
Un’altra delle tue “sante” domeniche. Dove si ha paura di parlare. Dove i tuoi figli non li stai a sentire, ma il papa che parla in tv sì….

Forse lui ha delle cose più interessanti da dire…
ma non dovrebbe succedere
che una madre è più attenta e interessata a lui che ai figli.

 

La sigla di Domenica Sprint mi riporta indietro di tanti anni, ho sempre odiato la musica di questa sigla e ho sempre odiato la domenica sera: queste ore del crepuscolo e dell’inizio della notte in inverno. Mi hanno fatto sempre sentire male.

Ma per fortuna la tua santa domenica è finita. E tu domani non dovrai più sforzarti di far da mangiare bene e cucinare normalmente perché tuo figlio è a casa, e ti risponde a monosillabi mentre tu lo servi.
Non dovrai più far finta di essere la madre perfetta, non dovrai più fingere.

Con te tutto è una eterna recita.

Bisogna nascondere quello che si sente realmente per essere come tu vuoi per pensare come tu vuoi tutto conforme alla santa inquisizione.

Non voglio più mangiare, non voglio mangiare più.
Non voglio più mangiare, se vedo che ti pesa cucinare e insieme non permetti a nessuno di usare la tua cucina. Seduta a tavola io vedo la tovaglia e mi accorgo anche del tuo desiderio interno e celato: che noi non mangiassimo più.
Io non mangio se tu condisci tutto con l’odio e la rabbia, solo perché non sono andata a messa.

(… come la brava figlia che pretendevi che fossi)

Una parte di me vuole lasciarsi morire.
Morire per non sentire più. Rifiutare il tuo cibo. Perchè di fronte ai tuoi piatti, mi si chiude lo stomaco e penso che io non voglio più niente da te. Perchè da te, per tutta la vita, ho ricevuto solo piatti amari e indigesti che non mi hanno tolto la fame, e mi hanno avvelenato….
Non mangio stasera. Non voglio mangiare più.

Mi asciugo gli occhi con un fazzoletto di carta che si sbriciola. Non mi importa se gli altri vedranno che ho pianto. Non mi interessa.
Grazie Elisa… vieni sempre a cullarmi.

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme…
Quante cose che devi meritare

C’è un principio di energia
Il sentire fa rumore
Fa rumore camminare
Fra gli ostacoli del cuore

Elisa fisicamente ci somigliamo un po’, abbiamo la stessa altezza, soprattutto con i capelli corti mi sembra di vedere me. Anche il naso all’insù… è un po’ il mio. Anche i denti. E anche l’amore per la natura. Ti ho sempre sentito come un mio specchio.

Ma guardatela… sembra me!!!!

… e grazie anche a te, Ernesto Picciafuoco, per essermi stato vicino oggi, ora, in questo crepuscolo della domenica sera.


5 comments Domenica, 19 Novembre, 2006

Le Sorelle di Bellocchio

Ho fatto un giro sul sito Mymovies, sito di recensioni cinematocrafiche.
Alla festa di Roma nella sezione Extra c’è il nuovo film di Marco Bellocchio Sorelle, leggo la trama e la recensione… mi piace! è strato girato a Bobbio.

S’INTITOLA «SORELLE» ed «è un documentario nostalgico e scherzoso su alcuni componenti della mia famiglia o grandi amici d’infanzia, o sulla città di Bobbio con il suo bel Trebbia, insomma un album di ricordi….». Così, il regista Marco Bellocchio riassume commosso la storia del suo film, che presenterà alla Festa di Roma nella sezione «Extra». Il film è interpretato, tra gli altri, da Sorelle film di Marco BellocchioDonatella Finocchiaro e Pier Giorgio Bellocchio. «Sorelle» sono tre episodi di una stessa storia «girati in tre anni diversi, 1999, 2004 e 2005 e raccontano di una bambina, Elena, della sua crescita — continua il regista —. Il film narra di chi va e di chi resta, di continui ritorni e ripartenze dal paese natio e dalla vecchia casa di famiglia. Un giorno, la mamma di Elena decide di portare a vivere con sè a Milano la figlia e da lì si evidenzia tutto il difficile rapporto familiare. Per comodità ho girato a Bobbio, nella stessa casa de “I pugni in tasca”: è perfetta, il tavolo su cui mangiano Elena e Sara è lo stesso su cui ho mangiato anch’io da bambino».

Nel sito c’è una bella foto di quella che io conosco come la zia di Ernesto, sorride anche lei.

Rimango ferma a guardare quel viso che, per qualche strana magia, mi ha colpito sin dalla prima volta che l’ho visto.

Forse mi ricorda nei lineamenti e nei capelli la mia cara pro-zia.
Sono quelle signore gentili e dolci che per me, sanno di “casa”, sanno del mio paese, della mia terra.  Appena le ho viste sedute al tavolo rotondo in casa Picciafuoco, sconcertate davanti al quadro del nipote, io mi sono persa, nel tentativo di focalizzare perchè quel viso, quel modo di parlare, quel accento sapevano di casa.

Il suo viso fa rivivere nella memoria una

piccola piazza

del mio paese, con una cartoleria che fa angolo, a fianco alla pettinatrice. Quella cartoleria, che ora è stata ristrutturata, con l’arredamento di legno scuro, che quando entravi sentivi quel buon odore di matite e di carta nuova.

Il viso di quella Sorella mi ha richiamato alla memoria quella vecchia cartoleria della mia infanzia quando (allora non esistevano i centri commerciali né i supermercati). Da piccola andavo lì e mi sembrava il posto più bello del mondo perchè si respirava aria di disegno, di libri e di matite.

Sai Sorella, quella cartoleria si trova in Piazza San Rocco, dove c’è un arco romanico apre la via del borgo storico.
Quella piazza c’è ancora: è la piazza San Rocco.

Questa estate uscendo da un negozio mi sono fermata al bordi della piazza San Rocco a prendere la bicicletta. Mi giro e, con mio sommo divertimento… lo vedo… l’arco antico del borgo storico della Piazza San Rocco!

…e subito ho iniziato a canticchiare nella mente la canzone… Come fa la canzone?

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi dell’arco di San Rocco
ma s’appoggi pure volentieri
fino all’alba livida di bruma
che ci asciuga e ci consuma
che cos’è l’amor
è un sasso nella scarpa
che punge il passo lento di bolero
con l’amazzone straniera
stringere per finta un’estranea cavaliera
è il rito di ogni sera
perso al caldo del pois di san soucì

Mi fermo a guardarlo: vedo un arco di pietra che c’è sempre stato, è sempre stato lì, sin da quando da piccola. Lo oltrepassavo ogni giorno per andare in chiesa, ma prima per me non significava niente. Era solo un arco antico dell’ultimo edificio prima della chiesa parrocchiale.

Mi viene da ridere.
Sorrido.
Prendo la bicicletta e me ne vado canticchiando:

Che cos’è l’amor
chiedilo al vento
che sferza il suo lamento sulla ghiaia
del viale del tramonto all’ amaca gelata
che ha perso il suo gazebo
guaire alla stagione andata
all’ombra del lampione san soucì

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi dell’arco di San Rocco
Son monarca son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo con dignità da rey
[Che Cossè L'Amor di Vinicio Capossela da Camera A Sud]

 

Audio Ora religione-Che cossè l\’amor Capossela

Un arco romanico di pietre antiche, una canzone, un film, una coincidenza.
Sono felice.

Un’altra coincidenza. Bella questa volta.

Il tuo sguardo mi ricorda quello della SORELLA di mia nonna, quando mi diceva, stringendomi forte le mani:

“Sono orgogliosa di te. Sono fiera di te per come ti impegni nei tuoi studi, per quello che fai.”

Io questo non lo dimenticherò mai.  Non dimenticherò il mondo di sentimento che mi ha trasmesso in un istante, in quel istante.

Sorelle. Mi hai fatto “saltare” quando raccontavi a Filippo il miracolato di Padre Pio. Mi sembra mia mamma, basta per favore, e hai risvegliato antichi ricordi, che non se n’erano andati, erano solo assopiti.
Sorelle.
Penso che sia bello avere una sorella come te. Non so quale strano collegamento neuronale ci sia fra il tuo sorriso sereno, i tuoi capelli bianchi e quella cartoleria della mia infanzia. Era bella, piena di pastelli colorati (la mia passione), di blocchi di disegno e pile di quaderni, il sussidiario per le scuole elementari, e il libro di lettura nella cui copertina c’è quel bambino con i capelli corti e il grembiulino, che mi assomigliava così tanto.
Ho tanti ricordi belli della mia infanzia, legati alla scuola, perchè a ma piaceva andare a scuola e mi piaceva disegnare… e tu con il tuo viso e il tuo sguardo profondo li hai riportati alla luce.
Sorelle.
Pazienza. Bisogna avere tanta pazienza.
Rido perchè è una frase ho sempre sentito diree io:
Santa Pazienza… ci vuole tanta pazienza! Dalle nostre parti si usa dire così, una specie d motto di saggezza popolare.
Sorelle.

Scritto un po’ al PC, e un pò su un foglio in treno mentre andavo a fare l’iscrizione in segreteria, la mattina del 25 ottobre. Ho rischiato di perdere il treno, e anche di saltare la mia fermata… è pericoloso scrivere sul treno, ti estranei dal mondo e non sai più dove sei:
- Ma che stazione è questa? (~~ Adrenalina~~)
- Voghera.
- Uhhhfff, che spavento!


Add comment Mercoledì, 25 Ottobre, 2006

L’artigiano e l’artista

Perché mio padre per me è genialità e lavoro manuale; è la zona di confine fra l’artigiano e l’artista. Fra l’invenzione e la magnifica manifattura.

La stella che non c’è
di Gianni Amelio.

Con Sergio Castellitto, Tai Ling.

Drammatico - Italia 2006

Ricordo come se fosse ieri le scene iniziali di La stella che non c’è.
Le sue mani (le mani di Vincenzo Buonavolontà) sporche di olio e i vestiti neri di polvere di ferro e unto.

Lui si vede che non è un operaio… non ha le mani rovinate. Le sue mani lo tradiscono si vede che non ha mai fatto lavori manuali.

Le mani di mio padre sono forti, rovinate e ferite, con le cicatrici di anni di intemperie e colpi. Le mani di un artigiano sono segnate, sono ruvide e piene di calli.

Sta di fatto che la sua figura nel capannone dell’altoforno con il viso sporco e stanco, le mani che con maestria costruiscono con precisione e aggiustano, i vestiti unti e sgualciti, mi hanno ricordato TE nella tua officina e tutte le volte che sono entrata per chiamarti.

Ti trovavo intento davanti a qualche strano macchinario, o con qualche attrezzo. Quei macchinari mi hanno sempre messo un po’ di paura, ma tu li governabili con perizia e attenzione, li dominavi fra schegge e scintille, in un concerto di rumori assordanti, polvere e sporcizia, odore caldo del legno e odore aspro del ferro.
È anche il garage… l’hai trasformato in un’officina perché è dove vai tu c’è anche la tua opera, e dappertutto applichi il tuo ingegno.Alla fine, a lavoro finito noi rimaniamo a bocca aperta.

PS: Anche se hai delle mani da “attore”, grazie Sergio. Sembravi proprio mio padre.

Sergio Castellitto è Vincenzo Buonavolontà in La stella che non c'è
Sergio Castellitto è Vincenzo Buonavolontà in La stella che non c'è

foto di Claudio Iannone

[tratto dall'intervista a Gianni Amelio "La stella che non c'è"]

… Vincenzo è una persona che la pensa in questo modo, quando si mette in testa di fare una cosa, decide di farla al massimo delle sue capacità, con il massimo dell’impegno. Purtroppo si trova in un mondo dove tutti fanno le cose come capitano. Per esempio: lui raccomanda ai Cinesi di non usare la fiamma ossidrica per smontare la macchina poiché l’impianto si potrebbe danneggiare e loro invece usano la fiamma ossidrica per fare prima, per accelerare i tempi. Vincenzo pensa e spera in un mondo che sia a misura d’uomo, a misura delle persona. Non è un caso che io lo veda sempre con le mani indaffarate ad aggiustare qualcosa. Aggiusta una macchina da cucire; all’inzio del film, di testa propria costruisce la centralina danneggiata, e verso la fine del film tenta anche di aggiustare un giocattolo di plastica. Si tratta di una persona che rivendica l’ingegno del singolo e non il mondo che va avanti a creare delle imitazioni e non dei prototipi, come accade oggi in Cina, che commercia un milione di esemplari che sono però tutti finti, solo delle mere riproduzioni.


Add comment Martedì, 12 Settembre, 2006

La perdita del lavoro somiglia alla perdita dell’anima

Mio padre, precario a vita

Ora sta lavorando a “La stella che non c’è”, il film intepretato da Sergio Castellitto e prodotto da Cattleya e Rai Cinema che girerà in Cina a fine anno tra Shanghai e la regione del Sezuan…
La storia prende spunto da “La dismissione” di Ermanno Rea, il romanzo che ricostruisce l’ultimo atto dell’Ilva di Bagnoli, la grande acciaieria di Napoli, smantellata nel corso degli anni ‘90 dopo quasi un secolo di vita, simbolo macroscopico della sconfitta della cultura operaia della solidarietà e dell’etica del lavoro. La sua lenta agonia è raccontata dal punto di vista di Vincenzo Buonocore, un ex operaio diventato tecnico delle colate continue, chiamato a sovrintendere allo smontaggio dell’impianto destinato ad essere trasferito in Cina. Nella sceneggiatura, scritta con Umberto Contarello, ho operato dei cambiamenti ambientando la storia in Cina come ideale prosecuzione alle vicende del romanzo. Ermanno Rea ha apprezzato la trovata pentendosi un po’ per non avere scritto “La dismissione 2″.
La perdita del lavoro somiglia alla perdita dell’anima, è la cosa più crudele che possa accadere a una persona e oggi è purtroppo di grande attualità.
Io sono un privilegiato, ma mio padre ha vissuto di lavori precari quando aveva già una certa età, prima del cosiddetto boom economico. Sono stati anni terribili ed io me li ritrovo davanti ogni volta che affronto un problema concreto. …..

GIANNI AMELIO (regista) brano tratto dall’intervista
Mio padre, precario a vita


Add comment Sabato, 1 Luglio, 2006

come un novello FRANCO ELICA

…ho voglia di RIDISCUTERE intimamente la mia esistenza.

Domani parto…..
faccio la valigia, anzi la mia nipotina di 4 anni mi ha gia aiutato a farla
stamattina con i disguidi che potete immaginare… praticamente ho l’armadio
come se ci fosse passato un URAGANO dentro e la valigia vuota…. nella camera
niente è più al suo posto…..


per me questa vacanza è importante, lascio quello che non mi dà più MOTIVAZIONI,
non mi stimola più a dare il meglio di me, non mi fa più sentire la voglia di
fare….
ho avuto il coraggio di prendere è cambiare tutto, chiudo col passato che non mi
dà gioia e vado a costruire il futuro.
OGGI é IL MIO ULTIMO GIORNO DI LAVORO,
ho dato le dimissioni… mollo il lavoro
e PARTO!
PARTO! e vado al mare!!!!

per una spendida vacanza…. o chi lo sa!!!
come un novello Franco Elica [nella foto nei panni ;-) di Sergio Castellitto] mi
fermo seduta dulla spiaggia a pensare…. da cosa sono scappata, che cosa fare,
a riposare, a trovare me e la passione che mi contraddistingue.

come dice Bellocchio:


“Ma perchè Franco Elica Fugge? Abbandona per mancanza di passione, per una crisi personale, per un fondo di indifferenza che si insinua in ogni rapporto con gli altri esseri umani”

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Add comment Venerdì, 30 Giugno, 2006


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