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Colloquium Vitae di Max Gazzè
Questa canzone è uscita l’anno che mi sono laureata ed io -mi ricordo- l’ascoltavo sempre in treno e mentre andavo a Torino verso il laboratorio di Biologia animale. Non so, ma da allora considero Max Gazzè un genio ed io la sua preda. Sono la sua preda, perchè mi cattura ogni volta con le sue parole e le sue rime, i suoi giochi di parole e i suoi giochi con le note, con i suoi giri di basso ed i suoi giri di parole. Mi fa entrare in un mondo irreale, dove esiste solo la sua musica che gira e gira e va a toccare parti nascoste del mio cervello e fa lavorare neuroni che non pensavo di possedere. Un giorno -forse- qualche biologo capirà il perchè e darà loro un nome strano, fatto di acronimi incomprensibili… ma ora è troppo presto; e mi godo nella pace più totale le conseguenze di queste sinapsi…
Max Gazzè > La Favola Di Adamo Ed Eva (1998) > Colloquium Vitae
Vita le promesse dovrai pur mantenerle
acceca un altro stronzo se ne hai il coraggio
hai usato un uomo come ostaggio
minacciando di farlo morire
vita rinuncia con me non ti conviene
prendi per il culo qualcun’altro
uno di quelli di carta pieni di te
che lasciano pensare
Ed un anno può sembrare un ora
con tutte le parole
con tutte le parole ancora
che vengono soltanto da seduti
Ricordati vita di chi coi fili ti muove…
Vita non è solo colpa tua
se il mondo è pieno zeppo di buffoni
mi sfogo con te perchè ci tieni in piedi
con i fili tra le dita
Ed un anno può sembrare un ora
con tutte le parole
con tutte le parole ancora
che vengono soltanto da seduti
Vita ricordati che un uomo ama
ricordati di chi coi fili ti muove
non ti sei ancora accorta
che ora ti muovo senza i fili
Ed un anno può sembrare un ora
con tutte le parole
con tutte le parole ancora
che vengono soltanto da seduti
Ricordati vita di chi coi fili ti muove…
Add comment Sabato, 16 Maggio, 2009
The Cranberries
Stamattina, alle 8, ho avuto una bella sorpresa. La voce di Dolores O’riordan che cantava Ordinary day.
Mi piace la voce della cantante dei Cranberries, che mi hanno accompagnato per anni con le loro musiche.
Mi piace la voce di Dolores perché riesco a cantare nella sua tonalità senza problemi. Lei, Elisa e Giorgia sono le uniche cantanti che riesco a cantare: le altre tonalità sono troppo basse per me.
Sapere, mi è spiaciuto quando i Cranberries si sono sciolti, mi è sembrato come se si fosse chiuso un capitolo grande e importante della mia vita. In realtà è stato così: mi ricordo quando canzoni come Analyze mi accompagnavano nelle giornate più difficili e stancanti del mio “periodo milanese”.
La sua voce gridava e mi aiutava a resistere ad essere forte, ad affrontare le avversità, a non lasciarmi andare.
Ho ancora nel mio computer le foto dei Cranberries datate 2000, 2001, e mi è sempre piaciuto il chitarrista del gruppo, Noel Anthony Hogan.
Noel Anthony Hogan nato il giorno di Natale del mio stesso anno: non so spiegarvi cosa, ma c’è qualcosa nel suo suonare che mi piace da impazzire, mi incanta, tanto che alle volte nelle canzoni seguo soltanto il suono della chitarra.
E quante volte ho ascoltato Just my immagination,
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e Animal Istinct
prima nel nastro della cassetta, ora nel lettore mp3. Certe volte mi capitava che mi tenevano in piedi e alla mattina mi permettevano di partire. Quanti urli ho dato per poter cantare le sue note…
Mi piace Dolores, ha passato momenti difficili e li ha superati, ora ha dei bimbi a cui si è dedicata in questi anni, è un’anima inquieta, forse,in cerca del suo equilibio, e mi piace perchè dice:
“Non riuscirei mai a vivere in una grande città. Sono nata in campagna e non potrei fare a meno di un’atmosfera rilassante come quella che respiravo a Limerick. Negli ultimi otto mesi ho vissuto in Canada. Lo trovo diverso dalla mia terra natale, ma ugualmente splendido”. …. …. Per me è stato importante anche dedicare tempo ai miei figli e non lasciarli soli. Dopo l’esperienza con i Cranberries, molto frenetica negli ultimi tempi, ora questo risulta più facile”.
1 comment Lunedì, 26 Marzo, 2007
Ricordo di Bruno Lauzi attraverso gli occhi del figlio Maurizio
Caro Bruno,
io ero bambina quando cantavi la canzone della tartaruga, ho passato la mia infanzia chiedendomi cosa mangiano le tartarughe e con il pensiero che andando piano si trovano i mari di gelato.
Ho trovato nel pc questo brano registrato alla tv: una intervista del 27 dicembre 2006 a tuo figlio Maurizio Lauzi. E ora ti penso e penso che tuo figlio ti assomiglia molto: mi dà la sensazione di un uomo di grande cuore e di grande sentimento.
Lo intervistano alla tv, e lui si commuove parlando di te…. dai suoi occhi capisco quanto tu fossi un grande uomo.
…che bella che è questa canzone, durante l’intervista mandano il filmato del Sanremo 1997 -tanti anni fa- ma l’emozione di questa canzone è ancora viva e forte!
non so, ma questa musica e queste parole mi hanno commosso, e mi commuovono ancora…
Ma il capo dei giocattoli
che si ricorda di giocare
e lo ricorda al mondo intero
che non sa più come si fa
E lui ti manda dei segnali
e poi recapita i regali
Ho ricordato questa meravigliosa canzone che mi ha sempre dato tante emozioni, e che purtroppo non ha avuto la notorietà che si meritava.
Questa canzone di un Sanremo di tanti anni fa mi ha sempre fatto “sognare”, e ora l’ho ritrovata e ho ritrovato lo sguardo intenso e commosso di tuo figlio.
Voglio scrivere le parole perché sono meravigliose.
Non ha bisogno di emozioni
Che mi colora tutti i riccioli
Ma il capo dei giocattoli
che si ricorda di giocare
e lo ricorda al mondo intero
che on sa più come si fa
Lui ti manda dei segnali
e poi recapita i regali
È l’aviatore del natale
e se lo aspetti forse
un giorno passerà anche di qua.[Artista: Maurizio Lauzi - Titolo: Il Capo Dei Giocattoli - Autori: M.Lauzi
Presentata al Festival di Sanremo 1997 Categoria: Giovani]
♥♥♥♥♥ Per sentite il brano audio wma (incompleto) della canzone clicca qui sotto: uno dei tre funzionerà… spero. ♥♥♥♥♥♥
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«MAURIZIO LAUZI – IL CAPO DEI GIOCATTOLI (Sanremo 1997)»
Tuo figlio mi ha molto colpito per il cuore e l’intelligenza che dimostra. Penso che gli manchi molto. Penso che manchi a tutti. Penso che Genova ha regalato al mondo tanti artisti indimenticabili. Penso alla tartaruga che da piccola mi ha insegnato a non correre e a godermi con lentezza le cose della vita, che sono quelle preziose che sono quelle vere.

Maurizio Lauzi in una intervista televisiva il 27 dicembre 2006
˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜
«Almeno tu nell’universo»
… Sai la gente è matta forse è troppo insoddisfatta, segue il mondo ciecamente
quando la moda cambia, lei pure cambia, continuamente e scioccamente.
…..Sai, la gente è sola, come può lei si consola, per non far sì che la mia mente,
si perda in congetture, in paure, inutilmente e poi per niente.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo ! Un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto, come un diamante in mezzo al cuore.
˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜
«La Tartaruga»
la bella tartaruga che cosa mangerà
chi lo sa, chi lo sa
due foglie di lattuga poi si riposerà
ah ah ah, ah ah ah
la tartaruga un tempo fu
un animale che correva a testa in giù
come un siluro filava via
che ti sembrava un treno sulla ferrovia
ma avvenne un incidente
un muro la fermò
si ruppe qualche dente e allora rallentò
la tartaruga da allora in poi
lascia che a correre pensiamo solo noi
perché quel giorno poco più in là
andando piano lei trovò la felicità
un bosco di carote
un mare di gelato
che lei correndo troppo non aveva mai guardato
e un biondo tartarugo corazzato
che ha sposato un mese fa
la bella tartaruga nel mare va perché
ma perché, ma perché
fa il bagno e poi si asciuga dai tempi di Noè
eh eh eh, eh eh eh
la tartaruga lenta com’e’
afferra al volo la fortuna quando c’e’
dietro una foglia, lungo la via
lei ha trovato, là per là, la felicità
un prato d’insalata
un lago di frittata
spaghetti alla chitarra per passare la serata
un bosco di carote
un mare di gelato
che lei correndo troppo non aveva mai notato
e un biondo tartarugo corazzato
che ha sposato un mese fa
˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜
…..Piccolo uomo non mandarmi via, io piccola donna morirei
è l’ultima occasione per vivere, vedrai che non la perderò
io posso, io devo, io voglio vivere e insieme a te ci riuscirò
io devo farlo, è l’ultima occasione per vivere vedrai che non la perderò
perché io posso, io devo, io voglio vivere ci riusciremo insieme…..
˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜
«Genova Per Noi»
Con quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi prima di andare a Genova
e ben sicuri mai non siamo che quel posto dove andiamo
non c’inghiotte e non torniamo più.
Eppur parenti siamo un po’ di quella gente che c’è lì
che in fondo in fondo è come noi selvatica
ma che paura che ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte non sta fermo mai.
Genova per noi che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna
Genova dicevo è un’ idea come un’ altra…
Ma quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
ed ogni volta l’annusiamo circospetti ci muoviamo
un po’ randagi ci sentiamo noi.
La baia figlia di luce e di follia foschia pesci africa sono nasea e fantasia
e intanto nell’ombra dei loro armadi tengono lini e vecchie lavande lasciaci tornare ai nostri temporali
Genova hai i giorni tutti uguali in un’ immobile campagna con la pioggia che ci bagna
e i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabris
con quella faccia un po’ così quell’espressione
un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova Ah ah ah ah
con quella faccia un po’ così quell’espressione
un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova ah ah ah ah
˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜
Ciao Bruno, e grazie per tutto quello che mi hai dato… che è tanto tanto e tanto!
1 comment Sabato, 24 Marzo, 2007
Dentro il cuore
É sera e sono stanca, guido la macchina seguendo la luce dei fari.
Torno a casa dopo una giornata spossante. Ho fame.
Nel lettore cd della mia auto inizia questa canzone:
Heart’s content.
Mi porta nel regno dell’immaginazione. Inizio a pensare alle mie nipotine. Alla gioia espressa nel loro volto quando mi vedono, la zia giocherellona, che s’inventa i giochi. Penso a quando la Marta mi prepara il the con i suoi pentolini… penso a quando erano piccole e nella culla mi sorridevano, penso che sto tornando a casa.
Casa. Penso che ora mi riposerò.
Questa musica mi fa sentire leggera, mi fa pensare alle cose serene, mi fa pensare alla bellezza delle mie cose quotidiane, mi fa sentire forte e sicura. Mi aiuta a sentirmi meno debole e mi spinge a fare un altro passo anche se non ne ho più voglia.
Heart’s content.
Seguo le note e la musica mi porta altrove. Mi riposa, mi tranquillizza. Mi rinforza.
Mi fa venire voglia di andare dalle mia sorella… dove la più piccola che non parla ancora mi racconterà tutte le novità del giorno. La cosa bella è che io la capirò. E lei lo sa. Per questo mi racconta la sua giornata, fatta di mousse alla frutta, Teletubbies e un grazioso telefono con i bottoni colorati che fa versi strani.
Tornerò a casa e troverò il glicine aggrappato alla ringhiera del terrazzo. Il mio yogurt al mirtillo per cena, e un gatto rosso che mi sente arrivare e corre a salutarmi quasi con rimprovero per essere stata tanto tempo lontano da lui. Tornerò a casa e troverò giocattoli sparsi e gli evidenziatori che uso per studiare in giro per la mia camera. E un foglio con la scritta della spesa.
Heart’s content.
Penso al mare, al bagliore dell’acqua quando il sole ci si specchia, e a quando ho letto Novecento tutto di un fiato in riva al mare. Penso a una bimba che gira in giardino cercando di scoprire come funziona l’annaffiatoio. Penso a te che mi prepari la merenda o quando mi trasformo nella zia della “zuppa di coccodrillo” per farti mangiare.
Penso ad una strada con le luci che corrono via e io che torno a casa, dove tutto sarà pace, dove mi posso rifugiare. Penso a te che mi salti addosso di colpo con la tua espressione gioiosa e io fatico a reggerti, ma quello che non fa la forza fisica, lo fa il mio animo.
Penso alla meraviglia di una gatta che gioca con te alla “bimba che dorme e fa la pappa”. Penso ad un’altalena appesa ad un ciliegio e tu che gridi “con lo Zigo Zago”.
Heart’s content.
Mi sveglio solo quando finisce la musica.
Mi accorgo di essere già arrivata, questa musica mi ha reso il ritorno a casa un sogno meraviglioso. Mi accorgo che non sono più tanto stanca.
Heart’s content.
Questo ora è quello che sta nel mio cuore.
Tutto questo in una canzone. In delle note, in delle armonie.
“Heart’s content”. Canzone di Luca Colombo, tratto dal cd “Haze on the water”. Vedi sito internet Luca Colombo.biz
2 comments Mercoledì, 21 Marzo, 2007
Un’altra domenica. Sempre la solita domenica.
Un’altra delle tue “sante” domeniche. Dove si ha paura di parlare. Dove i tuoi figli non li stai a sentire, ma il papa che parla in tv sì….
ma non dovrebbe succedere
che una madre è più attenta e interessata a lui che ai figli.
Ma per fortuna la tua santa domenica è finita. E tu domani non dovrai più sforzarti di far da mangiare bene e cucinare normalmente perché tuo figlio è a casa, e ti risponde a monosillabi mentre tu lo servi.
Non dovrai più far finta di essere la madre perfetta, non dovrai più fingere.
Non voglio più mangiare, non voglio mangiare più.
Non voglio più mangiare, se vedo che ti pesa cucinare e insieme non permetti a nessuno di usare la tua cucina. Seduta a tavola io vedo la tovaglia e mi accorgo anche del tuo desiderio interno e celato: che noi non mangiassimo più.
Io non mangio se tu condisci tutto con l’odio e la rabbia, solo perché non sono andata a messa.
Morire per non sentire più. Rifiutare il tuo cibo. Perchè di fronte ai tuoi piatti, mi si chiude lo stomaco e penso che io non voglio più niente da te. Perchè da te, per tutta la vita, ho ricevuto solo piatti amari e indigesti che non mi hanno tolto la fame, e mi hanno avvelenato….
Non mangio stasera. Non voglio mangiare più.
Mi asciugo gli occhi con un fazzoletto di carta che si sbriciola. Non mi importa se gli altri vedranno che ho pianto. Non mi interessa.
Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme…
Quante cose che devi meritare
C’è un principio di energia
Il sentire fa rumore
Fa rumore camminare
Fra gli ostacoli del cuore
Elisa fisicamente ci somigliamo un po’, abbiamo la stessa altezza, soprattutto con i capelli corti mi sembra di vedere me. Anche il naso all’insù… è un po’ il mio. Anche i denti. E anche l’amore per la natura. Ti ho sempre sentito come un mio specchio.
2 comments Domenica, 19 Novembre, 2006
Un’altra domenica. Sempre la solita domenica.
Un’altra domenica.
Sempre la solita domenica.
Con porte che sbattono, rumori violenti e secchi che rimbombano fra le pareti, improvvisi che sanno di rabbia e di nervoso, di chi sopporta… sopporta per poi scoppiare.
Un’altra delle tue “sante” domeniche. Dove si ha paura di parlare. Dove i tuoi figli non li stai a sentire, ma il papa che parla in tv sì….
Forse lui ha delle cose più interessanti da dire…
ma non dovrebbe succedere
che una madre è più attenta e interessata a lui che ai figli.
La sigla di Domenica Sprint mi riporta indietro di tanti anni, ho sempre odiato la musica di questa sigla e ho sempre odiato la domenica sera: queste ore del crepuscolo e dell’inizio della notte in inverno. Mi hanno fatto sempre sentire male.
Ma per fortuna la tua santa domenica è finita. E tu domani non dovrai più sforzarti di far da mangiare bene e cucinare normalmente perché tuo figlio è a casa, e ti risponde a monosillabi mentre tu lo servi.
Non dovrai più far finta di essere la madre perfetta, non dovrai più fingere.
Con te tutto è una eterna recita.
Bisogna nascondere quello che si sente realmente per essere come tu vuoi, per pensare come tu vuoi tutto conforme alla santa inquisizione.
Non voglio più mangiare, non voglio mangiare più.
Non voglio più mangiare, se vedo che ti pesa cucinare e insieme non permetti a nessuno di usare la tua cucina. Seduta a tavola io vedo la tovaglia e mi accorgo anche del tuo desiderio interno e celato: che noi non mangiassimo più.
Io non mangio se tu condisci tutto con l’odio e la rabbia, solo perché non sono andata a messa.
(… come la brava figlia che pretendevi che fossi)
Una parte di me vuole lasciarsi morire.
Morire per non sentire più. Rifiutare il tuo cibo. Perchè di fronte ai tuoi piatti, mi si chiude lo stomaco e penso che io non voglio più niente da te. Perchè da te, per tutta la vita, ho ricevuto solo piatti amari e indigesti che non mi hanno tolto la fame, e mi hanno avvelenato….
Non mangio stasera. Non voglio mangiare più.
Mi asciugo gli occhi con un fazzoletto di carta che si sbriciola. Non mi importa se gli altri vedranno che ho pianto. Non mi interessa.
Grazie Elisa… vieni sempre a cullarmi.
Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme…
Quante cose che devi meritare
C’è un principio di energia
Il sentire fa rumore
Fa rumore camminare
Fra gli ostacoli del cuore
Elisa fisicamente ci somigliamo un po’, abbiamo la stessa altezza, soprattutto con i capelli corti mi sembra di vedere me. Anche il naso all’insù… è un po’ il mio. Anche i denti. E anche l’amore per la natura. Ti ho sempre sentito come un mio specchio.
Ma guardatela… sembra me!!!!
… e grazie anche a te, Ernesto Picciafuoco, per essermi stato vicino oggi, ora, in questo crepuscolo della domenica sera.
5 comments Domenica, 19 Novembre, 2006
Lenzuola blu
……Le tue mani sono gabbiani in un cielo azzurro
le tue mani entrano dentro al mio cuore di burro
le tue mani battono il tempo e accendono il fuoco
le tue mani a poco a poco
io sento le tue mani sopra di me
le guardo mentre preghi anche per me
le asciugo mentre lavi lenzuola blu……
[Gatto Panceri > Stellina (1997) > Le Tue Mani]

ho comprato un completo per il letto, un lenzuolo blu.
vado a fare la spesa. Vado a fare la spesa. Non tanto per necessità, ma per fare un giro.
ci sono le offerte speciali sulle coperte e sulla biancheria. Inizio a guardare e a girarmi attorno per cercare le misure e i bigliettini dei prezzi. Mentre cerco di orientarmi fra le 1000 stampe e colori, arriva un carrello con una coppia: lei lo chiama mentre cercano i lenzuoli a doppia piazza. Io lì davanti allo scaffale dei completi singoli 100% cotone mi fermo e abbassa la testa. Sono triste. Mi sento una fallita. Davanti ai lenzuoli a singole piazze mi sono sentita ferita e umiliata, da quella donna giovane che non immaginava certo di creare tanto danno solo scegliendo un lenzuolo. Mi sono sentita una misera.
Una fallita che fa finta che tutto vada bene, ma invece quel lenzuolo mi ha soffocato.
Quella donna che si è avvicinata chiamando lui non pensava certo di essere il mezzo per far uscire la realtà cruda, la mia solitudine.
La mia solitudine stanotte dormirà in un lenzuolo blu. Sì, sono sola, ma sono io. E non è detto con certezza che solo perché sono sola sono uno scarto. Anche se mi sento uno scarto, quando guardo la confezione con la scritta sul cartoncino completo letto singolo e lenzuolo sotto con angoli.
ho portato con me quel lenzuolo blu e ci dormo dentro. E non ditemi che da soli e si dorme meglio perché non è vero.
mi sono sentita male, ma ho portato quel lenzuolo singola piazza a casa, fra le mie cose care, perché altrimenti significava rinnegare la mia solitudine e quindi anche me stessa.
Ho portato a casa quel lenzuolo blu insieme alla mia solitudine.
Add comment Sabato, 4 Novembre, 2006
Le Sorelle di Bellocchio
Ho fatto un giro sul sito Mymovies, sito di recensioni cinematocrafiche.
Alla festa di Roma nella sezione Extra c’è il nuovo film di Marco Bellocchio Sorelle, leggo la trama e la recensione… mi piace! è strato girato a Bobbio.
S’INTITOLA «SORELLE» ed «è un documentario nostalgico e scherzoso su alcuni componenti della mia famiglia o grandi amici d’infanzia, o sulla città di Bobbio con il suo bel Trebbia, insomma un album di ricordi….». Così, il regista Marco Bellocchio riassume commosso la storia del suo film, che presenterà alla Festa di Roma nella sezione «Extra». Il film è interpretato, tra gli altri, da Donatella Finocchiaro e Pier Giorgio Bellocchio. «Sorelle» sono tre episodi di una stessa storia «girati in tre anni diversi, 1999, 2004 e 2005 e raccontano di una bambina, Elena, della sua crescita — continua il regista —. Il film narra di chi va e di chi resta, di continui ritorni e ripartenze dal paese natio e dalla vecchia casa di famiglia. Un giorno, la mamma di Elena decide di portare a vivere con sè a Milano la figlia e da lì si evidenzia tutto il difficile rapporto familiare. Per comodità ho girato a Bobbio, nella stessa casa de “I pugni in tasca”: è perfetta, il tavolo su cui mangiano Elena e Sara è lo stesso su cui ho mangiato anch’io da bambino».
Nel sito c’è una bella foto di quella che io conosco come la zia di Ernesto, sorride anche lei.
Rimango ferma a guardare quel viso che per qualche strana magia mi ha colpito sin dalla prima volta che l’ho visto. Forse mi ricorda nei lineamenti e nei capelli la mia cara pro-zia.
Sono quelle signore gentili e dolci che per me, sanno di “casa”, sanno del mio paese, della mia terra. Appena le ho viste sedute al tavolo rotondo in casa Picciafuoco, sconcertate davanti al quadro del nipote, io mi sono persa, nel tentativo di focalizzare perchè quel viso, quel modo di parlare, quel accento sapevano di casa.
Il suo viso fa rivivere nella memoria una piccola piazza del mio paese, con una cartoleria che fa angolo, a fianco alla pettinatrice. Quella cartoleria, che ora è stata ristrutturata, con l’arredamento di legno scuro, che quando entravi sentivi quel buon odore di matite e di carta nuova. Il viso di quella Sorella mi ha richiamato alla memoria quella vecchia cartoleria della mia infanzia quando (allora non esistevano i centri commerciali né i supermercati). Da piccola andavo lì e mi sembrava il posto più bello del mondo perchè si respirava aria di disegno, di libri e di matite.
Sai Sorella, quella cartoleria si trova in Piazza San Rocco, dove c’è un arco romanico apre la via del borgo storico.
Quella piazza c’è ancora: è la piazza San Rocco.
Voglio raccontarti una cosa …
Questa estate uscendo da un negozio mi sono fermata al bordi della piazza a prendere la bicicletta. Mi giro e, con mio sommo divertimento… lo vedo… l’arco antico del borgo storico!
Come fa la canzone?
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi dell’arco di San Rocco
ma s’appoggi pure volentieri
fino all’alba livida di bruma
che ci asciuga e ci consuma
che cos’è l’amor
è un sasso nella scarpa
che punge il passo lento di bolero
con l’amazzone straniera
stringere per finta un’estranea cavaliera
è il rito di ogni sera
perso al caldo del pois di san soucì
Mi fermo a guardarlo: vedo un arco di pietra che c’è sempre stato, è sempre stato lì, sin da quando da piccola. Lo oltrepassavo ogni giorno per andare in chiesa, ma prima per me non significava niente. Era solo un arco antico dell’ultimo edificio prima della chiesa parrocchiale.
Mi viene da ridere.
Sorrido.
Prendo la bicicletta e me ne vado canticchiando:
chiedilo al vento
che sferza il suo lamento sulla ghiaia
del viale del tramonto all’ amaca gelata
che ha perso il suo gazebo
guaire alla stagione andata
all’ombra del lampione san soucì
…
Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi dell’arco di San Rocco
Son monarca son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo con dignità da rey
[Che Cossè L'Amor di Vinicio Capossela da Camera A Sud]
Un arco romanico di pietre antiche, una canzone, un film, una coincidenza.
Sono felice.
Un’altra coincidenza. Bella questa volta.
Il tuo sguardo mi ricorda quello della SORELLA di mia nonna, quando mi diceva, stringendomi forte le mani: Sono orgogliosa di te. Io questo non lo dimenticherò mai. Sono fiera di te per come ti impegni nei tuoi studi, per quello che fai.
Sorelle.
Mi hai fatto “saltare” quando raccontavi a Filippo il miracolato di Padre Pio. Mi sembra mia mamma, basta per favore, e hai risvegliato antichi ricordi, che non se n’erano andati, erano solo assopiti.
Sorelle.
Penso che sia bello avere una sorella come te. Non so quale strano collegamento neuronale ci sia fra il tuo sorriso sereno, i tuoi capelli bianchi e quella cartoleria della mia infanzia. Era bella, piena di pastelli colorati (la mia passione), di blocchi di disegno e pile di quaderni, il sussidiario per le scuole elementari, e il libro di lettura nella cui copertina c’è quel bambino con i capelli corti e il grembiulino, che mi assomigliava così tanto.
Ho tanti ricordi belli della mia infanzia, legati alla scuola, perchè a ma piaceva andare a scuola e mi piaceva disegnare… e tu con il tuo viso e il tuo sguardo profondo li hai riportati alla luce.
Sorelle.
Pazienza. Bisogna avere tanta pazienza.
Rido perchè è una frase ho sempre sentito diree io:
Santa Pazienza… ci vuole tanta pazienza! Dalle nostre parti si usa dire così, una specie d motto di saggezza popolare.
Sorelle.
Scritto un po’ al PC, e un pò su un foglio in treno mentre andavo a fare l’iscrizione in segreteria, la mattina del 25 ottobre. Ho rischiato di perdere il treno, e anche di saltare la mia fermata… è pericoloso scrivere sul treno, ti estranei dal mondo e non sai più dove sei:
- Ma che stazione è questa? (~~ Adrenalina~~)
- Voghera.
- Uhhhfff, che spavento!
Add comment Mercoledì, 25 Ottobre, 2006
I r r a g g i u n g i b i l e
L’Aura – Irraggiungibile
Questa è una canzone che mi piace tanto, mi piace cantarla a squarciagola in macchina mentre guido, in un viaggio tranquillo… é una canzone molto significativa per me.
La voce di L’Aura è meravigliosa, io la seguo, e mi immergo nella poesia che ha saputo creare.
Canto senza vergogna di stonare, tanto nessuno mi sente.
Penso alla dolcezza e al coraggio che mi infonde. Penso al grande e importante significato che questo testo ha per me, e penso a te, mio irraggiungibbbile e inafferrabbbile.
L’Aura » da Okumuki (Sanremo 2006)
» Irrangiungibile «
C’eran le cornamuse mute,
c’era la poesia
che una foglia morta esprime
quando s’addormenta
come il tempo sulla terra.
Dolce e languido, il tuo canto
scrisse melodie che confondon l’anima
intrecciandosi abilmente
con la solitudine del vivere.
Splendi gelido e folle diamante, irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
e le mani di quelli che
piangono con me nel cuore
comincino a cambiar.
Fragile pelle di cartone,
certa gente è qui per scuoiarti
e poi gettare un muro che separa
i nostri corpi di cenere.
Splendi gelido e folle diamante,irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
e le mani di quelli che
piangono con me nel cuore
comincino a pensar di amare solo te.
di volere solo te.
Di voler solo te.
Splendi gelido e folle diamante,irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
innafferrabile.
Splendi gelido e folle diamante,irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
innafferrabile
Ridono di me nel cuore le mani di chi è mentale
1 comment Mercoledì, 6 Settembre, 2006
La pecora nera
Oggi, non so che prendermi una MEGA camomilla, o prendere una
testata nel muro per perdere i sensi….. per porre fine a questo mio isterismo di oggi.
Ora vado a picchiare la testata contro il muro così vedo se si spacca il muro o si spacca la testa.
Oggi me ne succedono di tutti i colori…
il gatto mi sveglia all’alba, dopo che ho dormito pochissimo, mi accorgo che ha vomitato, mi rovescio l’acqua addosso tentando di pulire, mi cade la coperta dal terrazzo e per fortuna non è caduta sulle merde del cane, tocco una cosa e la faccio cadere, viene il prete a benedire la casa…. (sul serio)
poi il gatto, non si sa se spaventato dal prete, piscia nel corridoio, è tutto un pisciare di qui e vomitare di là…. insomma è l’isterismo totale… ed è solo mezzogiorno.
Come dice il dottor House:
- Hai ammazzato qualcuno?
- No, ma è ancora mezzogiorno, faccio sempre in tempo.
Non esiste uno stand-by anche per il cervello che mi impedisca di muovermi e pensare… [ che puzza di piscio di gatto, ma allora ha pisciato anche qui!!! ]
… mi da fastidio tutto, compreso me stessa.!!! sono stufa, sono stufa…
mi piacerebbe vivere per un poco la vita di un altro per vedere se è lo stesso inferno che a volte ho dentro di me
solo per un pochino, non sarebbe utile sentire cosa sentono gli altri, pensare con un’altra testa, avere un altro carattere.
Solo per un pochino….
Reagire in modo del tutto inaspettato solo perchè non sei più tu, ma sei un altro.
Avere altri ricordi… avere un altro atteggiamento… andare in vacanza solo per in pochino da me stessa, e dai muri che sento dentro…
Solo per un pochino.
Magari riuscissi a uscire dal PERSONAGGIO.
Avere altri ricordi, non sentire più questa “mancanza” che ti taglia le gambe.
Oggi, sono stata di nuovo insultata da quella donna che mi ha voluto presentare al prete, e presentandomi mi ha dipinto ( inconsapevolmente, perchè lei é così…) come una incapace, disgraziata, una buona a nulla che non ha combinato niente di buono e che mai niente combinerà.
Magari riuscissi a uscire dal PERSONAGGIO.
Capite che in queste condizioni bisogna avere una LEVA forte per auto sollevarsi, una carrucola doppia, un argano a motore….
Magari riuscissi a uscire dal PERSONAGGIO.
Un relitto senza valore che deve solo sprofondare, ecco come mi fa sentire: proprio lei ti taglia le gambe… ti fa sentire una nullità,
Magari riuscissi a uscire dal PERSONAGGIO.
perché ti presenta agli altri come lei ti vede, una inetta, una che ha sbagliato tutto, che è solo una stupida, solo perchè non sei come lei ti vorrebbe… E io mi sento da schifo.
Aiuto!! dove è la falla, presto che arrivi MC GYVER, che lui sa tutto e aggiusta tutto!
Arriva… è un MC GYVER camuffato da Elisa, con la voce meravigliosa di Elisa che mi canta:
GIFT, il DONO
Nell’altra stanza, sono l’altra ragazza,
sono un’altra dei tuoi bambini
è quest’altra faccia, quest’altro nome, sono l’altra ragazza,
voglio essere nell’altra stanza
quando mi chiami, quando mi chiamiil tuo dono ricevuto attraverso questo mio corpo, è vivo così vivo
Sto sanguinando gioia, ancora serena,
sto aspettando la pazienza
vivo qualcosa di bello, semplicemente non pensando troppo in fretta,
sono ancora qui, voglio essere nell’altra stanza,
quando mi chiami, quando mi chiami.
il tuo dono ricevuto attraverso questo mio corpo, è vivo così vivo
I miei segreti adesso sono cose che posso toccare,
questa è complicità, abbraccerò
quest’uomo senza volto…semplicemente vola.
il tuo dono ricevuto attraverso questo mio corpo, è vivo così vivo
il tuo dono ricevuto attraverso questo mio corpo, è vivo così vivo
il tuo dono…sta donando…quanto ricevendo, è ricevuto…
[Elisa “Gift” da Asile's world (2000)]
Per la cronaca, ha detto: è laureata, sì… vive qui, non è quella sposata, lei non è niente.
Lo hai rifatto.
Tanti anni fa, mi avevi presentato ad una compaesana, come : studia… ma non si sà, sì… prende il massimo dei voti, ma non conta.
Lo hai rifatto.
Solo che ora è diverso: io ho le spalle larghe, ma ho meno tempo.
Sono la pecora nera…. ma ora me ne vanto!!!
…..
Ma di questa cosa, ne parleremo un’altra volta. É una storia troppo lunga e complessa… e dolorosa. Non ne ho voglia ora, non ho voglia di ricordare. Non ho più voglia di ricordare.
Grazie Elisa, non sono uscita dal PERSONAGGIO, MA mi fai star meglio. Questa canzone è meravigliosa (come molte tue canzoni).
Mi scioglie i nodi dentro.
Ritengo che la tua voce, Elisa, sia una delle più belle che io abbia mai sentito.
Add comment Giovedì, 24 Agosto, 2006
Armonie di vita: grazie Lucio.
Lucio Battisti, Io e la mia nipotina…. (anni 4) = GIOIA DEL CUORE
Vengo a prenderti a casa per passare la mattina insieme.
Nella mia macchina, la radio suona una canzone, c’è la portiera aperta e il volume è abbastanza alto per sentire in sottofondo la musica anche fuori dall’abitacolo. Tu scendi le scale e mentre ti avvicini alla macchina, esclami:
- Che bella questa canzone…
Presto attenzione…
che giorno è
che anno è
questo è il tempo di vivere con te…
Grazie perchè mi obblighi a fermarmi ad ascolatare la vita che scorre.
Grazie perchè richiami sempre la mia attenzione sulle cose fondamentali.
Grazie perchè mi ricordi sempre che tu sei il mio giardino di marzo.
E grazie a te, Lucio, che sei eterno… una bimba di 4 anni ha sentito la tua musica e l’ha trovata bella.
Add comment Sabato, 12 Agosto, 2006

