Un’altra domenica. Sempre la solita domenica.
Domenica, 19 Novembre, 2006
Un’altra domenica.
Sempre la solita domenica.
Con porte che sbattono, rumori violenti e secchi che rimbombano fra le pareti, improvvisi che sanno di rabbia e di nervoso, di chi sopporta… sopporta per poi scoppiare.
Un’altra delle tue “sante” domeniche. Dove si ha paura di parlare. Dove i tuoi figli non li stai a sentire, ma il papa che parla in tv sì….
Forse lui ha delle cose più interessanti da dire…
ma non dovrebbe succedere
che una madre è più attenta e interessata a lui che ai figli.
La sigla di Domenica Sprint mi riporta indietro di tanti anni, ho sempre odiato la musica di questa sigla e ho sempre odiato la domenica sera: queste ore del crepuscolo e dell’inizio della notte in inverno. Mi hanno fatto sempre sentire male.
Ma per fortuna la tua santa domenica è finita. E tu domani non dovrai più sforzarti di far da mangiare bene e cucinare normalmente perché tuo figlio è a casa, e ti risponde a monosillabi mentre tu lo servi.
Non dovrai più far finta di essere la madre perfetta, non dovrai più fingere.
Con te tutto è una eterna recita.
Bisogna nascondere quello che si sente realmente per essere come tu vuoi, per pensare come tu vuoi tutto conforme alla santa inquisizione.
Non voglio più mangiare, non voglio mangiare più.
Non voglio più mangiare, se vedo che ti pesa cucinare e insieme non permetti a nessuno di usare la tua cucina. Seduta a tavola io vedo la tovaglia e mi accorgo anche del tuo desiderio interno e celato: che noi non mangiassimo più.
Io non mangio se tu condisci tutto con l’odio e la rabbia, solo perché non sono andata a messa.
(… come la brava figlia che pretendevi che fossi)
Una parte di me vuole lasciarsi morire.
Morire per non sentire più. Rifiutare il tuo cibo. Perchè di fronte ai tuoi piatti, mi si chiude lo stomaco e penso che io non voglio più niente da te. Perchè da te, per tutta la vita, ho ricevuto solo piatti amari e indigesti che non mi hanno tolto la fame, e mi hanno avvelenato….
Non mangio stasera. Non voglio mangiare più.
Mi asciugo gli occhi con un fazzoletto di carta che si sbriciola. Non mi importa se gli altri vedranno che ho pianto. Non mi interessa.
Grazie Elisa… vieni sempre a cullarmi.
Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme…
Quante cose che devi meritare
C’è un principio di energia
Il sentire fa rumore
Fa rumore camminare
Fra gli ostacoli del cuore
Elisa fisicamente ci somigliamo un po’, abbiamo la stessa altezza, soprattutto con i capelli corti mi sembra di vedere me. Anche il naso all’insù… è un po’ il mio. Anche i denti. E anche l’amore per la natura. Ti ho sempre sentito come un mio specchio.
Ma guardatela… sembra me!!!!
… e grazie anche a te, Ernesto Picciafuoco, per essermi stato vicino oggi, ora, in questo crepuscolo della domenica sera.
Entry Filed under: canzoni del cuore, emozioni, vita vissuta. .
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1.
Pia | Mercoledì, 22 Novembre, 2006 at 15:20
Anche a me la musica aiuta spessissimo nei momenti di tristezza… ma “mangiando” solo musica non si sopravvive… aihmè!
2.
Pia | Mercoledì, 22 Novembre, 2006 at 15:20
Anche a me la musica aiuta spessissimo nei momenti di tristezza… ma “mangiando” solo musica non si sopravvive… aihmè!
3.
Simona | Domenica, 10 Dicembre, 2006 at 10:13
Mi sono ritrovata in molte parole. Capisco perfettamente quello che intendi.
Simo
4.
Simona | Domenica, 10 Dicembre, 2006 at 10:13
Mi sono ritrovata in molte parole. Capisco perfettamente quello che intendi.
Simo
5.
Massimo | Lunedì, 9 Giugno, 2008 at 10:44
Belle parole, buoni pensieri, ottime riflessioni. C’è tanto da condividere e poche persone disposte a farlo. Un abbraccio. Massimo